fbpx Le macchine Volanti! | Xenobot: i primi robot viventi (o quasi)
Xenobot: i primi robot viventi (o quasi)

Xenobot: i primi robot viventi (o quasi)

Una nuova forma di organismo costituito da cellule, ma che non si può definire a tutti gli effetti un essere vivente, potrebbe rivoluzionare il mondo della medicina. Si tratta di piccoli robot realizzati in laboratorio assemblando tra loro cellule dell’embrione della rana Xenopus laevis, da cui deriva il nome xenobot. Si muovono grazie all’energia interna alle loro cellule, ma non possono riprodursi, alimentarsi o rispondere a stimoli esterni, elementi che portano a escludere la possibilità di considerarli nuove forme di vita a tutti gli effetti.  

Di sicuro rappresentano però un importante passo in avanti per la creazione di futuri organismi fatti totalmente in laboratorio. La loro realizzazione è un processo artificiale: il primo passaggio è stato fatto da un algoritmo che ha disegnato le varie forme di xenobot possibili. Dopo aver individuato il modello migliore, le cellule estratte dall’embrione vengono poi letteralmente assemblate, creando così questi organismi per testarne poi in un secondo momento le caratteristiche.  

Stando alle ricerche della Tufts University, questi xenobot della lunghezza di un millimetro potrebbero rivelarsi molto utili. Uno degli usi immaginati è quello del trasporto mirato di farmaci all’interno del corpo umano, così come l’assistenza durante operazioni chirurgiche. Ma si ipotizza un loro ruolo anche in altri compiti, come la ricerca di plastica in mare o di materiali tossici. Uno dei punti di forza di questi organismi artificiali sta proprio nel fatto di essere realizzati completamente da cellule; una volta terminato il loro lavoro possono quindi essere lasciati liberi di degradarsi nell’ambiente o nel corpo senza produrre residui.