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Verso una rivoluzione della gig economy?

Verso una rivoluzione della gig economy?

La decisione della California potrebbe cambiare per sempre il destino dei lavoratori della gig economy. Il Senato dello Stato americano ha infatti votato il cosiddetto AB5, provvedimento che punta a rendere più complicato considerare i lavoratori di Uber, Lyft e delle altre società di distribuzione di cibo, o comunque di impieghi occasionali, come semplici lavoratori autonomi e non come dei veri e propri impiegati (con le rispettive tutele per quello che riguarda la paga minima oraria o i sussidi per la disoccupazione).

Una decisione in linea con quanto già stabilito dalla Corte Suprema in un importante precedente del 2018, e che dal prossimo anno potrebbe interessare circa un milione di persone impegnate nella gig economy. E non è escluso che una direzione simile venga ben presto presa da altri stati, con New York in testa. Il cuore dell’Assembly Bill 5 è una sorta di questionario suddiviso in tre parti che ha lo scopo di stabilire se un lavoratore debba essere considerato un autonomo o meno.


La vera sfida sarà far accettare alle società questo cambiamento, tenendo conto che aziende del calibro di Uber e Lyft hanno già finanziato campagne di lobbying per ostacolare legislazioni che puntano a estendere le garanzie per i loro lavoratori. In particolare Uber ha risposto ufficialmente al provvedimento votato in California sostenendo che esso non impone una trasformazione automatica dei lavoratori in impiegati dipendenti.

Uno dei passaggi del questionario presuppone infatti che per essere considerato lavoratore autonomo la persona non deve essere impiegata nel business centrale della società. Secondo l’interpretazione di Uber questa è una condizione rispettata dai propri autisti: questi ultimi infatti non farebbero parte di una semplice azienda che offre il trasporto passeggeri con conducente, ma bensì sarebbero coinvolti all’interno di una piattaforma digitale impegnata a mettere a disposizione diversi generi di servizi.