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Una sola nazione domina gli eSport
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Una sola nazione domina gli eSport

Se si passano in rassegna gli albi d’oro dei campionati di eSports, le competizioni tra giocatori professionisti di videogame, balza subito all’occhio la nazionalità che domina le classifiche: molti giocatori provengono dalla Corea del Sud. A cosa è dovuta questa sovrarappresentazione dei giocatori coreani tra i campioni di eSports? Se lo chiede Wired in un reportage apparso di recente: videogiochi ed eSports sono particolarmente diffusi nei paesi asiatici, Corea del Sud compresa, ma a quanto pare la variabile nazionalità non sarebbe poi così rilevante. È l’estrazione sociale, e in particolare l’appartenenza a famiglie della working class, il fattore che più spiega l’interesse verso una carriera da giocatore professionista.

Come riporta lo stesso Wired, fare dei videogiochi una professione comporta un rischio molto alto, i margini per una carriera di successo sono sempre risicati. Proprio per questo, a investire più tempo e a inseguire con più tenacia la carriera da giocatore “pro” sarebbero soprattutto giovani provenienti dalle famiglie con meno da perdere e più da guadagnare, quelle della working class appunto. Questa dinamica di classe è sorprendentemente frequente nel mondo degli eSports, visti da molti giovani appassionati come un’occasione di riscatto sociale e una via possibile per sbarcare il lunario. Non senza rischi, però, visto che molte promesse degli eSports abbandonano la scuola o l’università per allenarsi con maggiore assiduità.

Al desiderio di mobilità sociale in un paese particolarmente conservatore si associa poi la massiccia presenza di internet point, nei quali i giovani coreani possono noleggiare computer e connessione alla rete per circa un dollaro l’ora, e giocare così al riparo dallo sguardo di disapprovazione dei genitori. È questo mix di fattori sociali e culturali a far sì che in Corea del Sud molti ragazzi crescano con l’aspirazione di diventare campioni di eSports. In questo senso, i videogiochi competitivi non si differenziano poi così tanto dagli sport tradizionali, nei quali alcuni dei migliori giocatori sono proprio giovani ambiziosi e motivati a riscattarsi, spesso appartenenti a minoranze etniche o con origini familiari modeste.