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Un sistema galleggiante per salvare l’oceano dalla plastica

Un sistema galleggiante per salvare l’oceano dalla plastica

“Wilson”, una barriera galleggiante per la rimozione passiva e su vasta scala della plastica dagli oceani, è stato riposizionato di recente al largo delle coste tra California e Hawaii, dove ristagna un’isola di plastica delle dimensioni del Texas, tra le più grandi al mondo. A darne l’annuncio è stato Boyan Slat, inventore del sistema e CEO del progetto The Ocean Cleanup, con il quale si propone di applicare Wilson anche per la rimozione delle isole di plastica accumulatesi in altre 60 aree del mondo.

Il sistema – 600 metri di tubi galleggianti per la raccolta di circa cinque tonnellate di detriti di plastica al mese – si era rotto a settembre a causa delle pressioni esercitate dalle onde e dai forti venti della zona, ma dopo quattro mesi di riparazioni è stato riposizionato lo scorso 21 giugno. Wilson è equipaggiato con luci a energia solare, telecamere, sensori e antenne satellitari, comunica costantemente la sua posizione alla nave di supporto che ogni sei settimane lo raggiunge per trasportare sulla terraferma la plastica accumulata. Nonostante arrivi a raccogliere detriti fino a una profondità di 1,8 metri, il sistema non avrebbe alcun impatto sulla fauna marina, stando a quanto riportato dai biologi che ne hanno monitorato il funzionamento sin dalla prima installazione.

Il progetto, del costo complessivo di 20 milioni di dollari, ha richiesto cinque anni di test, sei diversi prototipi e il lavoro di progettazione da parte di 70 tra scienziati e ingegneri. Può essere considerato la prima applicazione geoingegneristica a uscire dai laboratori e a venire sperimentata per la rimozione della plastica dagli oceani. Altre soluzioni prevedono l’impiego di microrobot natanti che ripuliscano l’acqua da sostanze inquinanti, come appunto i frammenti di plastica.