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Un robot per insegnare ai bambini autistici
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Un robot per insegnare ai bambini autistici

Da anni la tecnologia aiuta a migliorare la qualità della vita di persone con disabilità fisiche e dell’apprendimento: è una delle applicazione dove l’innovazione mostra concretamente i suoi effetti sulla quotidianità degli individui.

Si chiamano Milo, Carver, Veda e Jemi i robot umanoidi ideati in Texas dall'azienda Robokind in grado interagire con i piccoli utenti affetti da autismo replicando la maggior parte delle espressioni facciali umane, modulare i tempi di contatto oculare e di parlare più lentamente rispetto alla maggior parte delle persone.

Robot pensati per apprendere e adattarsi alle esigenze dei bambini con l’obiettivo di migliorare capacità di interazione, comunicazione, empatia e linguaggio, riconoscendo le emozioni durante le interazioni, leggendo le espressioni facciali ed elaborando dei movimenti grazie alla videocamera integrata.

Per esempio, interagiscono utilizzando espressioni facciali volutamente esagerate e rallentate per consentire ai bambini di leggere e comprendere meglio il linguaggio non verbale presente normalmente nelle interazioni sociali.

Un software sviluppato in partnership con numerosi esperti internazionali dei disturbi dello spettro autistico e basato su un programma evidence-based che copre diversi aspetti della vita quotidiana di coloro che ne soffrono: rilassamento, conversazione, emozioni e competenze relazionali.

Numerose ricerche nel tempo hanno evidenziato l’efficacia dell’utilizzo di queste tecnologie in ambito terapeutico ed educativo, particolarmente incisivi per l’interesse e il coinvolgimento che destano nei bambini con bisogni speciali (si stima che li terrebbero impegnati il 70-80% del tempo rispetto al 10% delle terapie tradizionali).

I robot umanoidi portano l’empatia in un mondo che viene spesso ritenuto “freddo” e distaccato come quello della macchine. Lungi dal voler sostituire il rapporto umano e gli educatori specializzati per questo tipo di bisogni, essi forniscono nuovi strumenti in grado di potenziare ed arricchire il lavoro dei professionisti anche in classe.

Laura Fasano