fbpx Le macchine Volanti! | Un cervello cosciente ricreato in provetta
Un cervello cosciente ricreato in provetta

Un cervello cosciente ricreato in provetta

Era il sogno del dottor Frankenstein, lo scienziato “pazzo” del romanzo di Mary Shelley: creare in laboratorio una creatura senziente, dotata di una coscienza artificiale propria. È L’impresa scientifica per antonomasia, apparentemente impossibile, ma che oggi come mai stuzzica la fantasia degli scienziati. Sono infatti numerosi i ricercatori in giro per il mondo che stanno cercando di riprodurre in vitro qualcosa di assimilabile alla coscienza.

Come? Coltivando in provetta delle cellule staminali affinché diventino organoidi cerebrali, ossia frammenti di cervello che, a un certo punto, si spera riescano esprimere una qualche forma di coscienza. A raccontare le ricerche di alcuni scienziati impegnati in questo particolare e ambizioso settore di studi è un recente articolo di Nature, che spiega come sia già stato possibile osservare negli organoidi celebrali coltivati in provetta alcune delle proprietà di base del cervello cosciente. In uno studio condotto sul cervello di un maiale defunto, gli scienziati hanno iniettato un cocktail di sostanze chimiche nella materia grigia per far “rivivere” alcune funzioni neuronali e far ripartire la trasmissione di segnali elettrici. Le implicazioni bioetiche di tali esperimenti sono notevoli, al punto che questo genere di ricerche rimane per ora frenato dalla comunità scientifica.

Chi assume una posizione favorevole alla ricerca tende invece a sottolineare gli enormi benefici che potrebbero derivare da questi studi, in primis nel trattamento di pazienti con danni cerebrali gravi o magari in stato vegetativo. Ma al di là delle preoccupazioni bioetiche, l’ipotesi di coltivare cervelli in laboratorio solleva anche dilemmi epistemologici: per esempio, qual è il discrimine tra un semplice segnale elettrico e l’apparizione di una coscienza? Dove sta il confine? Secondo Nature, creare una coscienza in laboratorio potrebbe essere più facile che cercare di definirla. I test convenzionali come l’elettroencefalogramma e l’imaging cerebrale per rilevare l’attività elettrica non possono essere impiegati nello studio dei frammenti di cervello coltivati in provetta. Almeno per ora.