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Tutti i limiti del voto digitale

Tutti i limiti del voto digitale

Nel pieno delle primarie che sceglieranno lo sfidante di Donald Trump alle prossime presidenziali, si è tornato a discutere animatamente di voto digitale. Le recenti polemiche sui problemi di voto elettronico riscontrati in Iowa hanno reso evidente come l’oggetto della discussione riguardi soprattutto l’eccessiva dipendenza dai fornitori privati che mettono a disposizione le piattaforme elettorali, e che dovrebbero perciò garantire massima sicurezza e trasparenza delle procedure. Il problema, più che tecnologico, riguarda la mancanza di un controllo super partes dei provider privati.

Come riportato in un recente articolo apparso su Slate, negli USA i fornitori privati di servizi per il voto digitale si occupano in genere dell’intero processo: dall’allestimento dei database per la registrazione degli elettori alla creazione dei siti internet con le istruzioni su dove e come votare, fino alla produzione e alla configurazione delle apparecchiature hardware per l’espressione del voto. Sebbene il governo federale abbia classificato le tecnologie per il voto elettronico come infrastrutture “critiche” – al pari dell’energia e della difesa – i controlli sono ancora insufficienti e il processo è privo della dovuta sorveglianza. Il voto digitale risulta così vulnerabile a guasti informatici o all’hackeraggio. 

Sempre Slate spiega come non manchino i sistemi per evitare questo tipo di inconvenienti, come la previsione di procedure di voto tradizionale d’emergenza da attivare al momento del picco dei voti o nelle fasi critiche, ma anche la conduzione di sondaggi o audit postelettorali per l’individuazione di eventuali anomalie. Insomma, pare che per il momento il voto digitale abbia ancora bisogno delle garanzie di quello analogico, prima di poterlo rimpiazzare in toto. Come si dice in inglese: a long way to go.