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Tutti i dilemmi della resurrezione digitale
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Tutti i dilemmi della resurrezione digitale

Ormai da qualche anno si parla di “eredità digitale”, il diritto all’oblio o quanto meno alla tutela dei dati delle persone defunte. Ma negli ambienti di etica del digitale ha cominciato a circolare un nuovo concetto, del tutto contrario a quello della cancellazione dell’identità digitale di chi non è più in vita. Parliamo della “resurrezione digitale” di persone defunte mediante avatar, ologrammi e ogni altra tecnologia che restituisca l’illusione che siano ancora vive. Tecnologie di questo tipo vanno sviluppandosi molto rapidamente, come testimoniato dal documentario Meeting You di inizio anno, in cui si vede una madre indossare un visore a realtà aumentata ed entrare in contatto con l’avatar della figlia prematuramente scomparsa.

Altre tecnologie che rendono possibile una qualche forma di resurrezione digitale sono descritte da un recente articolo di Wired. Tra queste le più promettenti sembrano essere i chatbot che simulano persone defunte e gli ologrammi che ne ricreano voce e sembianze, ma anche dispositivi tattili che permettano un giorno di “toccare” i propri cari estinti. Man mano che crescono le capacità tecniche di queste tecnologie replicanti, l’ipotesi di riportare digitalmente in vita i morti diviene sempre meno ipotetica. Secondo Wired, non si tratta più soltanto di una fantasia da Black Mirror, ma di una possibilità già dietro l’angolo, piena zeppa di dilemmi etici.

Primo: l’apparizione digitale di una persona defunta potrebbe essere traumatica per i congiunti o complicare loro l’elaborazione del lutto, come pare suggerire lo stesso documentario Meeting You. Secondo: la resurrezione digitale dovrebbe tenere in considerazione il volere del defunto stesso e il suo diritto all’oblio. Terzo: il ricordo digitale di una persona non più in vita potrebbe essere manipolato o sfruttato commercialmente da chi ha raccolto i suoi dati o ne è entrato in possesso. Insomma, la tecnologia corre, il vuoto normativo si allarga, e prima o poi bisognerà mettere ordine alle tante opacità etiche della resurrezione digitale.