Stampare un razzo in 3D

Stampare un razzo in 3D

L’impiego delle stampanti in 3D nell’industria aerospaziale sta vivendo un momento d’oro: tutti i maggiori produttori, dai colossi come SpaceX e Blue Origin alle aziende storiche del settore, si stanno dotando delle migliori tecnologie presenti oggi sul mercato, e alcune sono già riuscite a produrre in autonomia i primi motori per navicelle e satelliti. 

Il progetto più ambizioso viene però dalla Relativity Space, una startup con sede nella periferia di Los Angeles che conta di utilizzare un’enorme stampante 3D per realizzare il 95% delle componenti metalliche di Terran 1, un razzo spaziale di 3 metri di diametro e 30 d’altezza.

Gli ideatori del progetto, Tim Ellis e Jordan Noone, sono convinti che entro il 2020 riusciranno a completare il loro razzo con un tempo di realizzazione di soli 60 giorni, contro i 18 mesi richiesti dagli attuali standard industriali per la manifattura di razzi delle medesime dimensioni. La prospettiva allettante di ridurre notevolmente i costi di produzione ha spinto la Telesat, uno dei maggiori operatori satellitari canadesi, a stipulare un contratto con la Relatively Space per la messa in orbita dei primi satelliti stampati in 3D già a partire dal 2021.

Tradizionalmente, la produzione dei componenti metallici viene data a fornitori esterni. La stampa in 3D permette invece alle aziende aerospaziali di internalizzare buona parte della fabbricazione, rendendo così più flessibile e veloce l’intero processo produttivo. «Nel corso del tempo, riusciremo a ridurre le dimensioni delle nostre stampanti al punto da poterle lanciare direttamente in orbita assieme ai razzi che esse stesse producono», ha dichiarato Ellis alla MIT Technology Review. «E così, un giorno, potremo stampare il primo razzo direttamente su Marte, che è l’obiettivo per cui abbiamo fondato Relativity Space».