fbpx Le macchine Volanti! | Se le lingue a rischio le salva YouTube
Se le lingue a rischio le salva YouTube

Se le lingue a rischio le salva YouTube

Secondo le Nazioni Unite, oggi nel mondo si parlano circa 7mila lingue diverse, ma il 50% di queste sarebbe destinato a scomparire entro la fine del secolo. Le ragioni sono molteplici: dalla morte naturale dell’ultimo parlante di una lingua all’omologazione culturale imposta dagli idiomi dominanti, come inglese e spagnolo. Tuttavia, sono molte le iniziative che cercano di preservare le lingue in via di estinzione o addirittura di rivitalizzare quelle già scomparse, come il cornico in Inghilterra o il livone in Lettonia. Una mano in questo senso può arrivare anche dai social media, e in particolare da YouTube.

I social media possono infatti aumentare la visibilità pubblica di lingue minoritarie o quasi scomparse, oltre a giocare un ruolo chiave nell’insegnamento a distanza da parte dei rari madrelingua rimasti. L’uso di lingue minoritarie negli ambienti digitali aiuterebbe poi a ridurre lo stigma nei confronti dei parlanti, specie se questi sono influencer affermati come la messicana Oralia Villegas García, che proprio su YouTube sta conducendo una sua personalissima crociata in difesa della lingua mazahua, di cui rimangono solo 140mila parlanti nel mondo. 

Un altro messicano, il musicista Manuel de Jesús Pérez, ha invece sfruttato le potenzialità di YouTube per promuovere la lingua tzotzil attraverso canzoni scritte da lui stesso. Jesús Pérez ha così dimostrato come le lingue minoritarie possano non solo ricavarsi un proprio spazio nel mondo digitale, ma anche tornare a essere vettori di espressione e di produzione culturale. 

Molte comunità di parlanti vivono tuttavia in aree del mondo talmente isolate o periferiche da non avere nemmeno la connessione a internet, e i sociolinguisti non vedono in genere di buon occhio la dipendenza dai grandi provider digitali per la conservazione delle lingue a rischio di estinzione. Secondo gli specialisti sarebbe molto meglio l’insegnamento delle lingue minoritarie alle nuove generazioni, ma nessuna delle iniziative messe in campo finora sembra poter avvicinarsi alle potenzialità di YouTube.