fbpx Le macchine Volanti! | Se Frank Sinatra si trasforma in un algoritmo
Se Frank Sinatra si trasforma in un algoritmo

Se Frank Sinatra si trasforma in un algoritmo

L’effetto finale non sarà forse dei migliori, i suoni un po’ troppo ovattati e la melodia alle volte fastidiosa, ma c’è la voce calda e rassicurante di Frank Sinatra che canta un pezzo inedito e fresco di registrazione. A sorprendere è il fatto che il brano in questione sia un “fake”: l’ha diffuso in rete OpenAI, la no-profit fondata da Elon Musk che negli ultimi tempi si è fatta conoscere per l’applicazione di sistemi di intelligenza artificiale nella produzione musicale e non solo. I progettisti di OpenAI hanno addestrato i loro algoritmi sfruttando oltre un milione di canzoni, per renderli autonomi nella generazione di brani “deepfake” altamente verosimili. Il risultato è stupefacente, per certi versi inquietante, dai limiti ancora tutti da scoprire.

Secondo quanto riportato dal Guardian, gli algoritmi di OpenAI sarebbero in grado di scomporre i brani musicali in singoli frammenti audio, poi ricomponibili in melodie inedite e apprezzabili. Qualcosa di simile riesce a fare Magenta di Google, un sistema di machine learning in grado di comporre musica autonomamente o in collaborazione con i compositori umani. E poi ci sono Spotify, Amper Music e tutta una nutrita schiera di startup dell’industria musicale che negli ultimi anni si sono lanciate nel settore. Insomma, c’è molto fermento, e come sempre la legislazione è in ritardo rispetto agli sviluppi tecnologici. Per esempio: come trattare i diritti d’autore in un brano prodotto da un’intelligenza artificiale che usa la voce di un artista defunto? 

È evidente che, da un punto di vista normativo, c’è molto da recuperare. Ma l’applicazione dell’intelligenza artificiale alla produzione musicale solleva anche questioni di ordine morale: qual è il nostro investimento emotivo nell’ascolto di musica? E quanto conta l’aspetto umano? Un giorno neanche troppo lontano, i sistemi di intelligenza artificiale potranno forse anticipare i nostri gusti e produrre musica personalizzata. Siamo disposti ad accettare che un software rimpiazzi la creatività umana? È una domanda che presto, e seriamente, dovremo cominciare a porci.