fbpx Quanto siamo vicini all'elettricità a emissioni zero? Quanto siamo vicini all'elettricità a emissioni zero? 
Quanto siamo vicini all'elettricità a emissioni zero? 

Quanto siamo vicini all'elettricità a emissioni zero? 

È ormai certo che per evitare la crisi ecologica indotta dal riscaldamento globale l’umanità dovrà presto ridurre a zero le proprie emissioni di gas serra. Su come realizzare una transizione di tale portata permangono però alcuni dubbi: l’elettricità, la principale forma di energia pulita alternativa ai combustibili fossili, è in verità ancora lontana dall’essere prodotta, trasmessa e distribuita senza alcuna emissione di CO2 o di altri gas serra. Ben due terzi dell’energia elettrica utilizzata globalmente ogni giorno sono infatti generati attraverso la combustione di idrocarburi, a fronte di un terzo prodotto con l’impiego di fonti sostenibili.

Solo l’8% dell’energia elettrica in circolazione è di natura solare o eolica, due tipologie di energia completamente pulita, ma per definizione intermittenti e la cui diffusione è legata a vincoli di capacità e prezzo dello stoccaggio. Fortunatamente, il costo delle batterie agli ioni di litio sta scendendo rapidamente e nell’ultimo anno è crollato addirittura del 35%. Se il costo dovesse continuare a diminuire a questo ritmo, diventerà presto economicamente vantaggioso conservare energia solare o eolica in gran quantità, ma è necessario che anche le reti elettriche si adeguino per trasmettere energia dalla aree geograficamente più ricche di risorse rinnovabili a quelle meno dotate. 

Rimangono però altri problemi: lo scorso 22 aprile, le batterie di una Tesla Model S hanno improvvisamente preso fuoco, sollevando non poche perplessità sulla sicurezza delle auto elettriche e sulle batterie agli ioni di litio, che tra l’altro diventerebbero difficili da smaltire se impiegate su larga scala. Non è dunque un caso se molti provider energetici internazionali si stanno guardando attorno, alla ricerca di tecnologie alternative alla conservazione su batteria, come lo stoccaggio ad aria compressa. Insomma, la strada è segnata, ma c’è ancora molto lavoro da fare (e il tempo scarseggia).