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Quanto inquinano i nostri dati

Quanto inquinano i nostri dati

Si pensa comunemente che la digitalizzazione delle attività umane riduca abbondantemente l’impronta ecologica e di conseguenza faccia bene all’ambiente, ma in realtà il rapporto tra digitalizzazione, consumo di energia ed emissioni è decisamente meno lineare. Come si legge su Bloomberg, i data center per l’archiviazione dell’informazione digitale consumano oggi circa il 2% dell’energia mondiale, ma le previsioni lasciano supporre che si arriverà a più dell’8% entro il 2030.

La quantità di dati che vengono prodotti quotidianamente tramite mail, foto, documenti, pagine web e video in streaming è infatti destinata a crescere man mano che aumenta la penetrazione digitale. Nel 2018 sono stati prodotti nel mondo 33 miliardi di gigabyte d’informazione, ma saranno cinque volte di più (175 miliardi) nel 2025, complice soprattutto l’ascesa dei sistemi di intelligenza artificiale e dell'Internet of Things che ingombreranno il cloud con un volume di dati oggi semplicemente inimmaginabile. All’Università del Massachusetts hanno invece stimato che allenare un sistema di IA emette tanto carbonio quanto quello di cinque automobili a ciclo di vita intero.

Ogni azione che implichi l’uso dei dati prevede infatti il consumo di una certa quantità di energia, ma anche l’archiviazione definitiva di una foto o una mail in un data center richiede un’alimentazione energetica costante. Da questo punto di vista, il problema principale dell’impatto ambientale della digitalizzazione è che solo il 6% dello stock di informazione creata e archiviata globalmente è oggi ancora in uso, il che rende uno spreco la conservazione del restante 94%. Si stima che, in termini di costi ambientali ed economici, il mantenimento dell’intera infrastruttura digitale equivalga almeno a quello dell’industria aeronautica.