fbpx Le macchine Volanti! | Perché studiare filosofia nell'era digitale
Perché studiare filosofia nell'era digitale

Perché studiare filosofia nell'era digitale

Fino a qualche tempo fa, a chi si chiedesse cosa serva la filosofia si era soliti rispondere che la filosofia non serve a niente perché non è serva di nessuno. In quest’era digitale sempre più liquida, di crisi profonda della tradizione umanistica e di contemporaneo trionfo dei saperi tecnici, il dubbio sul senso e l’utilità della filosofia per molti rimane: perché impegnarsi nello studio di una disciplina in declino, apparentemente circoscritta a rare e incredibilmente contese posizioni lavorative, comunque poco remunerate rispetto gli standard delle cosiddette scienze dure?

Fortunatamente per chi pratica la filosofia, lo stuolo di domande su cui si fonda l’intera storia della disciplina – cosa è importante? Cosa è piacevole o spiacevole? Perché? Qual è il senso delle cose? – rimane valido ancora oggi, in questo tempo in bilico tra il mondo analogico e quello digitale. Proprio perché ci manca la giusta distanza per comprendere la rivoluzione tecnologica in cui siamo immersi, la filosofia rimane una risorsa, una lampadina accesa sul senso delle cose che accadono. Gli ambiti di applicazione della prospettiva filosofica nell’era digitale non mancano di certo: forme dall’intelligenza e coscienza artificiale, etica degli algoritmi, filosofia dell’informazione e dei dati, ontologia della realtà digitale e del pensiero reticolare, fenomenologia dell’innovazione tecnologica, post-umanesimo.

Più che sferrare il colpo di grazia alla morente filosofia, la cultura digitale pare averle regalato una nuova primavera con inesplorati ambiti di applicazione. Non potendo ovviare alla domanda su cosa sia davvero importante e perché, la filosofia è ineludibile per sua stessa natura. A cosa serve la filosofia? Ecco una bella ed eterna domanda filosofica.