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No, la pandemia non metterà fine alle città

No, la pandemia non metterà fine alle città

Che la pandemia di Covid-19 abbia messo in crisi la città e il suo modello di vita ad alta densità sociale è fuori discussione. A oggi, l’incidenza dei contagi è stata maggiore proprio nelle grandi metropoli del mondo, dove il rispetto delle misure di distanziamento sociale e di isolamento domestico si è rivelato più arduo. Alcuni urbanisti sono arrivati addirittura a mettere in discussione i benefici dell’urbanizzazione, della residenzialità concentrata a ridosso dei centri urbani e delle grandi aree condivise negli spazi pubblici. Che sia davvero arrivata la fine delle città per come le conosciamo?

A porre la questione è un articolo apparso recentemente su Foreign Affairs, che spiega però come la frequenza dei contagi sia dipesa più dalla preparazione dei servizi sanitari che dal numero di abitanti per chilometro quadrato. Il mito della densità urbana, tanto vituperato in tempo di pandemia, accompagna da sempre lo sviluppo delle città e non rappresenta di per sé la condanna a una maggiore vulnerabilità alle pandemie. Metropoli ad alta concentrazione abitativa come Hong Kong, Seoul, Singapore e Taipei, per esempio, hanno resistito bene al virus semplicemente agendo con tempismo e decisione.

Il sovraffollamento può verificarsi anche in centri residenziali dispersi e non rima necessariamente con densità abitativa. Per secoli le città sono state l’ambiente ideale per la propagazione delle malattie infettive, aggiunge Foreign Affairs, ma oggi la vita urbana è spesso più salutare e sicura di quella in periferia o in campagna.