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Nel 2050 le rinnovabili potrebbero alimentare il mondo
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Nel 2050 le rinnovabili potrebbero alimentare il mondo

La direzione è segnata, il percorso è avviato, occorre ora lavorare tutti insieme a sostegno di un cambiamento tanto virtuoso quanto inevitabile: l’energia pulita darà un contributo decisivo alla salvezza del pianeta. Ma la vera novità è che, se un tempo soddisfare il fabbisogno con elettricità prodotta dal sole e dal vento non era economicamente conveniente, oggi lo è e lo sarà sempre di più. A sottolinearlo e ribadirlo è il rapporto The Sky’s the Limit, pubblicato di recente da Carbon Tracker.

La rivoluzione verde farà bene anche al portafogli
Le fonti rinnovabili saranno in grado di rispondere al 100% della domanda, a livello globale, entro il 2050. Una previsione eccessivamente ottimista? Non secondo il think tank londinese, che basa la propria stima sul consumo generato dall’intera popolazione del pianeta, quantificato in 27 PWh (petawattora), spingendosi addirittura oltre: questa rivoluzione verde potrebbe essere innescata fin da subito, da oggi, se solo fossimo in grado di sfruttare appieno il potenziale dei sistemi già a nostra disposizione.

Il perfezionamento delle tecnologie inerenti a fotovoltaico ed eolico, e il conseguente aumento della loro efficienza, così come un progressivo abbattimento dei costi legati a realizzazione e installazione, abilitano la transizione energetica. Non c’è nemmeno bisogno di ricoprire interi paesi con i pannelli: puntando esclusivamente sul sole, servirebbero 450.000 chilometri quadrati, equivalenti allo 0,3% delle terre emerse. Non di certo un’area trascurabile, ma di gran lunga più contenuta rispetto a quella oggi destinata all’estrazione e alla lavorazione dei combustibili fossili, ben 126.000 chilometri quadrati solo negli Stati Uniti (l’1,3% del paese).

Vi si aggiungano i promettenti sviluppi sul fronte degli impianti per la produzione di energia mareomotrice (dalle correnti sottomarine), talassotermica (dalla differenza di temperatura tra l’acqua in superficie e quella nelle profondità) e di quelli offshore (prevalentemente eolico).

Se l’obiettivo fissato al 2050 è di lungo termine, Carbon Tracker ne definisce uno a più stretto giro: entro la metà del prossimo decennio, i vantaggi economici connessi all’impiego delle rinnovabili estrometteranno le alternative più tradizionali dal settore, rendendole non convenienti.

A livello geografico, la stima è che possano beneficiarne anzitutto i paesi emergenti, in particolare nel continente africano. Focalizzando invece l’attenzione sull’Italia, il nostro Paese è nell’elenco di quelli che potrebbero incontrare qualche difficoltà su questo fronte, ma senza ostacoli invalicabili. Sebbene meglio posizionato di Polonia, Giappone, Svizzera, Taiwan, Corea del Sud, Olanda, Germania, Belgio e Singapore, si ritiene che sfruttando l’intero potenziale a disposizione (ipotesi alquanto utopistica), si arriverebbe a soddisfare “solo” dieci volte l’intero fabbisogno nazionale. Insomma, nel peggiore dei casi avremmo comunque a che fare con un surplus.

Cristiano Ghidotti