fbpx Le macchine Volanti! | L’intelligenza artificiale sbarca alla Biennale di Venezia
L’intelligenza artificiale sbarca alla Biennale di Venezia

L’intelligenza artificiale sbarca alla Biennale di Venezia

Nell’arte contemporanea è sempre più frequente l’impiego di forme d’intelligenza artificiale, non solo come agenti creativi in grado di sostituirsi agli artisti in carne e ossa – a novembre dello scorso è stato battuto all’asta il primo dipinto digitale interamente realizzato da un’AI – ma anche come soggetti di installazioni con un peculiare valore estetico ed espressivo. Questo secondo tipo di applicazione, l’AI come contenuto artistico, ha debuttato quest’anno anche alla Biennale d’Arte di Venezia, "May you live in interesting time”, a cura di Ralph Rugoff.

L’artista americano Ian Cheng si è presentato alla cinquantottesima Esposizione Internazionale d’Arte con BOB (Bag of Beliefs), un’interfaccia virtuale regolata da AI che simula degli ambienti virtuali “viventi” in grado di autoevolversi senza il controllo da parte di un essere umano o un fine programmato, ma semplicemente interagendo con il pubblico. Intento dichiarato dell’artista era quello di realizzare un’opera d’arte con un proprio sistema nervoso, dunque in grado di reagire e imparare autonomamente.

In Can’t Help Myself degli artisti cinesi Sun Yuan e Peng Yu, un robot industriale composto da un braccio KUKA in acciaio inossidabile e da un terminale a forma di pala si muove sinuosamente e si piega senza sosta nel chiuso di una parete trasparente, come una creatura esposta in una gabbia. Sul pavimento, alla base d’attacco del robot, una pozzanghera di melma rossa e densa si propaga verso l’esterno, ma dei sensori per il riconoscimento visivo Cognex di cui è dotato il robot gli che deve intervenire per riportare il liquido indietro, quando questo si è allontanato oltre una certa distanza dalla base. L’artista tedesca

Hito Steyerl propone invece Leonardo Submarine 2019 e This is the future, videoschermi con sistemi di intelligenza artificiale capaci di far immergere il pubblico in realtà aumentate che mescolano realtà e finzione. L’intento delle due opere è quello di mettere in discussione l’applicazione delle AI in un regime oramai controllato dalle grandi corporation e ancora in ritardo dal punto di vista della regolamentazione giuridica.