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L'esplosione di Dogecoin, la "criptovaluta del popolo"
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L'esplosione di Dogecoin, la "criptovaluta del popolo"

Bitcoin è senza dubbio la crypto più nota, la prima in grado di sdoganare il concetto di moneta digitale portandolo all’attenzione del grande pubblico, ma di certo non l’unica. Lo sanno da tempo gli addetti ai lavori e se ne stanno accorgendo gli altri, a partire dagli esponenti della finanza più tradizionale, pronti ad abbracciare le blockchain e le innovazioni provenienti dal mondo Fintech. Tra le valute virtuali alternative, una in particolare sta muovendo interesse e capitali: Dogecoin.

Nata per gioco, DOGE non scherza più
Sugli exchange, le piattaforme delegate alla sua compravendita, viene indicata con la sigla DOGE. Negli ultimi mesi ha fatto registrare ritmi di crescita che nessuno aveva saputo pronosticare: scambiata a 0,05 dollari fino a inizio aprile, in poche settimane è arrivata a quota 0,74 dollari. Come per ogni asset di questo tipo, il prezzo è oggetto di continue fluttuazioni e il rischio volatilità si nasconde sempre dietro l’angolo, ma sul lungo periodo il trend al rialzo è netto e innegabile.

Quanto accaduto è piuttosto curioso se si pensa alla genesi del progetto, nato per gioco. Correva l’anno 2013, quando due ingegneri software, Billy Markus e Jackson Palmer, decisero di mettere in campo un’iniziativa analoga a Bitcoin ed Ethereum, ma con l’obiettivo dichiarato di dimostrare come l’interesse rivolto alle criptovalute fosse eccessivo, quasi a schernire le ambizioni di chi allora rompeva il salvadanaio per convertire i propri risparmi con la prospettiva di un profitto. Non è casuale la scelta del logo che identifica Dogecoin, l’immagine di un cane di razza Shiba, la stessa già protagonista di un celebre meme divenuto virale in quei mesi. Insomma, uno scherzo che ora fa sul serio.

La spinta di Elon Musk e il ruolo dei social
Oggi DOGE è a tutti gli effetti un asset di investimento, per molti uno strumento su cui far leva con finalità di mera speculazione. C’è chi alla sua recente crescita appiccica l’etichetta di bolla, nelle mani di pochi e pronta a scoppiare.

Se la criptovaluta ha assorbito in poche settimane capitali enormi è merito (o responsabilità) soprattutto di Elon Musk. Il numero uno di Tesla e SpaceX ha in più occasioni confermato il proprio interesse nei confronti di Dogecoin, dichiarandosi fervente sostenitore del progetto e ipotizzando di accettarla come forma di pagamento per l’acquisto delle auto elettriche.

A suo dire, DOGE è meglio di Bitcoin, anzitutto dal punto di vista della sostenibilità. Non va infatti dimenticato che mantenere operativi i nodi delle blockchain, delegati a gestire le transazioni, costituisce un’operazione energivora, dall’impatto tutt’altro che trascurabile. Di quale entità? Secondo una ricerca in continuo aggiornamento, condotta dalla University of Cambridge, il consumo annuo necessario per alimentare la rete su cui poggia BTC è superiore al fabbisogno dell’Egitto e di poco inferiore a quello della Polonia. Il CEO ha affermato di essere al lavoro con i responsabili dell’iniziativa DOGE al fine di migliorarne l’efficienza.

Cristiano Ghidotti