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La tecnologia per studiare il nostro cervello
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La tecnologia per studiare il nostro cervello

Interfacce robotiche pronte a ripristinare danni neurologici: quella che sembra una notizia da un lontano futuro, degna più della fantascienza che della scienza, è, invece, una solida realtà. Alla base c’è infatti uno studio, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Advanced Biosystems, condotto dal gruppo di ricerca italiano Microtechnology for Neuroelectronics. Qui, gli autori, tra i quali Aziliz Lecomte e Lidia Giantomasi, descrivono il funzionamento di gruppi di cellule nervose, chiamati sferoidi, capaci di replicare funzioni specifiche del cervello. Delle specie di mini-organi, volendo semplificare, adibiti a compiti determinati da appositi chip, innestati sempre negli sferoidi.

Questi dispositivi, su cui si stanno concentrando gli sforzi del gruppo in seno all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, possono essere utilizzati in due ambiti complementari. Il primo è la ricerca, come spiega nei dettagli la Dott.ssa Giantomasi: “Un dispositivo elettronico all'interno di un tessuto biologico potrebbe permettere, in modalità wireless, il monitoraggio e/o la perturbazione cronica di parametri fisiologici quali temperatura, pH ed attività bioelettrica neuronale”. Una vera e propria sonda, quindi, pronta a offrire misurazioni e analisi in tempo reale dai tessuti biologici. Con un impatto notevole non solo in campo medico ma anche in quello dell’AI, come spiega la ricercatrice: “Il risultato saranno dei modelli bionici di circuiti del cervello umano che potranno essere utilizzati per effettuare saggi pre-clinici di variabili terapeutiche umano-specifiche, potenzieranno lo sviluppo di strumenti per studi ad alto livello di sicurezza con materiali pericolosi, quali virus e tossine, e permetteranno una migliore comprensione delle dinamiche che regolano lo sviluppo ed il funzionamento del cervello, con implicazioni estendibili all'Intelligenza Artificiale”.

Il secondo utilizzo della scoperta del gruppo Microtechnology for Neuroelectronics, invece, è proiettato al futuro e alla creazione di vere e proprie interfacce neuro-robotiche capaci di rimpiazzare o coadiuvare porzioni di sistema nervoso danneggiate da traumi o patologie. Un obiettivo ambizioso ma, visto quanto già ottenuto, tutt’altro che irraggiungibile.

Riccardo Meggiato