fbpx Le macchine Volanti! | La tecnologia che scopre i Maya
La tecnologia che scopre i Maya

La tecnologia che scopre i Maya

Cosa hanno in comune un’auto a guida autonoma e un’immensa struttura Maya? Semplice: il Lidar, la tecnologia di rilevamento degli oggetti attraverso il laser che è stata fondamentale per scoprire un’enorme struttura risalente tremila anni fa e riconducibile alla civiltà Maya. Nonostante si espanda per oltre un chilometro e rappresenti il più importante ritrovamento di questo genere mai effettuato per quanto riguarda la cultura Maya, non era per nulla facile individuarla a causa della fitta vegetazione che l’aveva ricoperta. Qui si è potuta verificare la potenza del Lidar, capace di misurare la distanza dagli oggetti oltrepassando anche strati di arbusti ed erba. 

Si è presa innanzitutto come riferimento una vasta area in una regione messicana al confine con il Guatemala. Si è fatta una prima scrematura sulla base di un’analisi attraverso il radar capace di individuare i segnali di rilievi della superficie. A quel punto si è utilizzata una scansione a una maggior risoluzione per andare a verificare i primi indizi raccolti e per creare una mappatura molto più precisa. Si è così potuto osservare la presenza di una superficie rialzata lunga quasi 1,5 chilometri che probabilmente veniva utilizzata per l’osservazione del sole e per compiere determinati riti e cerimonie.

L’utilizzo del Lidar non è una novità assoluta nel mondo dei ritrovamenti archeologici. Già due anni fa la tecnologia era stata impiegata per riportare alla luce una città Maya in Guatemala. Rimanendo molto più vicino a noi, archeologi britannici hanno invece individuato i resti della città romana di Falerii Novi, 50 chilometri a nord di Roma, utilizzando soltanto il georadar e riuscendo a ricreare una mappa del ritrovamento senza dover scavare.