fbpx Le macchine Volanti! | La rivoluzione nello studio dell’inquinamento per monitorare la qualità dell’aria nelle città
La rivoluzione nello studio dell’inquinamento per monitorare la qualità dell’aria nelle città
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La rivoluzione nello studio dell’inquinamento per monitorare la qualità dell’aria nelle città

Analizzare il livello di inquinamento non è una questione solo di sensori, ma anche di dove questi vengono collocati. È su queste basi che è nato il progetto Air Quality Site Suitability Map, un sistema che sfrutta centraline di rilevamento di agenti inquinanti, ponendosi un triplice obiettivo: utilizzare sensori a basso costo, distribuirne il più possibile e, soprattutto, farlo secondo uno schema che ne ottimizzi le prestazioni.

Il sistema Air Quality Site Suitability Map, messo a punto dal Centro ENEA di Portici, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, rientra nel progetto Air-Heritage finanziato con 4.1 milioni di euro dal bando europeo Urban Innovative Actions. Il finanziamento ha permesso di creare una rete distribuita di sensori sia mobili sia fissi. Tra i primi vi sono i MONICA (MONItoraggio Cooperativo della qualità dell’Aria), sviluppati proprio a Portici. Si tratta di dispositivi “annusa smog” caratterizzati, oltre che dal basso costo, anche dall’estrema portabilità: sono, infatti, installati su passeggini, scooter e zaini. A questi, si aggregano più classici sensori fissi e quelli già in uso nelle centraline fisse delle ARPA regionali.

Il tasso innovativo del progetto, che è valso addirittura la copertina del mensile internazionale Atmosphere, si basa soprattutto sull’ubicazione dei vari sensori, stabilita sulla base delle emissioni dei veicoli e della geografia del paesaggio urbano. Grazia Fattoruso, ricercatrice e coordinatrice dello studio, racconta: “Abbiamo costruito il modello 3D dell’edificato, della vegetazione e della rete stradale della città di Portici, derivando la geometria degli edifici e delle strade che ci ha permesso di localizzare gli ‘effetti canyon’ sull’intera città”.

L’effetto canyon, semplificando, è l’accumulo di inquinanti da traffico in zone che scorrono tra grandi barriere urbane, come schiere di case e condomini. Sulla base di questi rilievi, e dei dati sul flusso veicolare giornaliero, per i ricercatori è stato quindi possibili stabilire le aree hot spot dove installare i sensori in modo da ottenere un monitoraggio più preciso e affidabile.

Riccardo Meggiato