fbpx Le macchine Volanti! | La passione della Cina per l’intelligenza artificiale
La passione della Cina per l’intelligenza artificiale

La passione della Cina per l’intelligenza artificiale

La Cina intende diventare il leader mondiale dell’intelligenza artificiale entro il 2030 e punta tutto sulla formazione universitaria: mentre l’anno scorso era possibile studiare intelligenza artificiale “solo” in 35 università cinesi, tra le quali le rinomate Università di Pechino e Tsinghua University, quest’anno il Ministero dell’Istruzione della Repubblica Popolare ha portato a 180 il numero di istituti universitari con corsi di laurea interamente dedicati all’IA, la disciplina in più rapida crescita per numero di iscritti.

A riportare i numeri della crescente passione cinese per l’intelligenza artificiale è il South China Morning Post che aggiunge come la strategia di Pechino sia quella di sopperire all’attuale mancanza di lavoratori specializzati formando in loco il più alto numero di talenti possibile, nella speranza di attrarne anche dall’estero. L’obiettivo dichiarato è quello di accumulare il know-how e il capitale umano necessario a ridurre il gap con gli Stati Uniti e a dare il la alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, che dovrebbe fare della seconda economia mondiale il Paese guida nel campo dell’IA.

Il Ministero dell’Istruzione cinese ha inoltre rilasciato a 138 università l’autorizzazione per l’attivazione di insegnamenti strettamente legati all’intelligenza artificiale, come quelli in big data e data science. Per la formazione dei tecnici specializzati è stato invece allestito il corso di laurea in smart manufacturing engineering in 80 università, con lo scopo di creare un collegamento diretto tra formazione universitaria e aziende del settore, da qualche tempo promotrici esse stesse di corsi online di intelligenza artificiale e robotica. Secondo le stime, il settore dell’IA in Cina vale già oggi 21,5 miliardi di dollari, ma con gli investimenti in formazione e i finanziamenti alle aziende private la cifra potrebbe salire a 143 miliardi entro la fine dell’anno.