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La Cina del futuro è carbon neutral

La Cina del futuro è carbon neutral

Ogni tentativo di decarbonizzare l’economia e mitigare il riscaldamento globale non può prescindere dall’impegno della Cina, che da sola è responsabile del 28% delle emissioni globali. Sorprendentemente, all’ultima assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente cinese Xi Jinping ha fatto un annuncio esplosivo: entro il 2060, la Cina diventerà a tutti gli effetti una nazione carbon neutral. Ci riuscirà davvero? E come? Quarant’anni possono sembrare un lasso di tempo sufficiente, ma il cambiamento necessario è talmente radicale che molti osservatori si sono dimostrati scettici.

Secondo quanto riportato da Science, la Cina prevede di raggiungere il picco di emissioni nel 2030, dopodiché i massicci investimenti fatti negli ultimi anni in fonti rinnovabili inizieranno a dare i propri frutti, abbassando il costo dell’energia “green” e mettendo definitivamente fuori dai giochi i combustibili fossili. Oltre a essere il paese più inquinante al mondo, la Cina è infatti anche il maggiore produttore di pannelli solari e pale eoliche: la sua spinta verso l’energia rinnovabile di massa potrebbe trainare anche gli stati tecnologicamente meno attrezzati.

Al momento, un piano ufficiale per raggiungere un obiettivo di tale portata e ambizione non c’è, ma un gruppo di ricerca della Tsinghua University di Pechino ha recentemente presentato una road map di interventi da attuare nei prossimi trent’anni per azzerare il consumo cinese di carbone in favore di fonti rinnovabili ed energia nucleare. Secondo Science, è proprio il carbone a rappresentare il nocciolo della faccenda: a oggi, la Cina dipende dal più inquinante tra i combustibili fossili per il 58% dei suoi consumi energetici e per il 66% della generazione di elettricità. Il quinto piano quinquennale 2021-2025, di prossima uscita, potrebbe riportare le misure concrete per raggiungere la neutralità del carbonio. Misure da cui dipendono in larga parte le sorti del mondo.