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La carbon tax per ridurre le emissioni

La carbon tax per ridurre le emissioni

L’idea tassare le emissioni di CO2 sta facendo breccia anche negli Stati Uniti. Una prova è il forte incremento della sensibilità verso i temi ambientali e delle misure per limitare l’inquinamento. Uno dei migliori metodi per scoraggiare l’acquisto o l’utilizzo di un certo bene è sempre stato aumentarne il prezzo. Può valere per le sigarette, in parte per le bevande zuccherate e anche per i combustibili fossili. Un governo può per esempio introdurre una tassa che scatta oltre una certa quota di emissioni prodotte dalle aziende.

Le modalità vanno ancora studiate nei dettagli, ma si può pensare a un’imposizione bassa per gli sforamenti minimi, che inizi a crescere sensibilmente quando invece il rilascio di gas inquinanti aumenta. Una tassa che però rischia di gravare indirettamente sul singolo cittadino, quando le aziende sarebbero costrette ad aumentare i prezzi di questi prodotti per controbilanciare le uscite. Per evitare che sia la cittadinanza a pagare il prezzo più caro, una soluzione interessante potrebbe essere quella di ridistribuire i proventi della tassa alle persone.

La storia dimostra che quei paesi o quelle regioni che hanno introdotto una forma di carbon tax hanno ottenuto effetti positivi sulla riduzione delle emissioni. È successo in Svezia agli inizi degli anni ’90, come anche nella regione canadese della British Columbia, tanto che recentemente la misura è stata adottata da tutta la nazione. Si stima che una tassa di 50 dollari per ogni tonnellata di CO2 porterebbe gli USA a ridurre di oltre il 60% le emissioni entro il 2050. Ma perché sia davvero efficace, una carbon tax deve essere realizzata a livello mondiale. Diversamente si rischierebbe di spingere le aziende inquinanti a trasferirsi nei paesi in cui non c’è un tetto alle emissioni.