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Internet alla prova dello smart working

Internet alla prova dello smart working

Gli ultimi dati sulla pandemia di Covid-19 ci dicono che, nel mondo, circa 4 persone su 10 sono sottoposte a limitazione degli spostamenti e a drastiche misure di isolamento sociale. Chi può lavora da casa, ma reggerà la rete a un numero così alto di connessioni domestiche? Gli strumenti di lavoro da remoto come le videoconferenze, ma anche quelli di formazione a distanza come le piattaforme di streaming, consumano grandi quantità di dati e congestionano la rete. Il rischio è che, superata una certa soglia, il sistema informatico crolli sotto il peso del troppo utilizzo.

A porre il problema è il New York Times, secondo cui l’attivazione straordinaria di così tanti lavoratori in regime di smart working rappresenta un enorme esperimento sociale, oltre che un vero e proprio test stress per la tenuta dell’infrastruttura di rete. Questa è infatti organizzata per picchi di attività, riservando ai consumi domestici una quota maggiore del traffico dei dati soprattutto nelle ore serali. Il repentino cambio nelle modalità di connessione potrebbe quindi mettere in difficoltà i cosiddetti servizi dell'ultimo miglio, come la banda larga via cavo e la fibra ottica, che convogliano internet direttamente nelle case. La capacità della rete domestica, in sostanza, non sarebbe tarata per una connessione di massa secondo standard d’utilizzo d’ufficio. Tra febbraio e marzo, pare che in Italia il traffico sulle reti domestiche sia cresciuto addirittura del 90%.

Soprattutto negli Stati Uniti, i fornitori di servizi di connessione sono ovviamente corsi ai ripari con misure straordinarie di gestione del sovraccarico delle reti informatiche. È probabile però che molte delle posizioni di smart working attivate in queste settimane saranno protratte e addirittura mantenute anche a emergenza sanitaria rientrata, il che pone un problema di più lungo periodo per la tenuta di internet. La pandemia ha reso evidente quanto la connessione alla rete rappresenti oggi un servizio fondamentale e irrinunciabile, da cui dipenderà la vita di moltissime persone. Specie se il lavoro “agile”, più che eccezione, dovesse diventare la norma.