fbpx Le macchine Volanti! | In psicanalisi con il bot
In psicanalisi con il bot

In psicanalisi con il bot

Che la pandemia di Covid-19 potesse avere dei risvolti psicologici in molte persone, soprattutto in termini di aumento degli attacchi d’ansia, c’era da aspettarselo. Meno prevedibile, invece, il fatto che negli Stati Uniti si sia deciso di autorizzare il ricorso a chatbot – software automatici con cui interagire per via testuale – per la terapia di diversi disturbi psicologici. Avete capito bene: app che ascoltano le vostre preoccupazioni ed elaborano risposte personalizzate che vi aiutino a superare i momenti difficili.

A dire il vero, come spiega Wired in un recente articolo, negli Stati Uniti sistemi di questo tipo sono autorizzati già dal 2017 nei percorsi terapeutici di persone con dipendenze da sostanze stupefacenti. Ma la pandemia di Covid-19 ha accelerato l’estensione della consulenza psicologica via chatbot anche al trattamento di altri disturbi, tra i quali l’insonnia, la schizofrenia, la depressione lieve e l’ansia. Negli ultimi anni si sono infatti accumulate le evidenze scientifiche che questo tipo di “terapie digitali” sia efficace almeno quanto le consulenze da parte di medici e terapisti in carne e ossa.

Uno dei maggiori benefici di questi trattamenti in formato digitale è che sono sempre a portata di mano, con gli assistiti che possono accedervi in qualsiasi momento. I pazienti inseriti in percorsi tradizionali di sostegno psicologico hanno molto di rado delle consultazioni giornaliere, e spesso non riescono a ottenere consulenze extra in situazioni di urgenza. L’uso di chatbot o altri strumenti digitali potrebbe dunque allargare l’accesso alle cure psicologiche, oggi precluse a milioni di persone che manifestano disturbi mentali di lieve entità. È probabile che non esistano terapisti sufficienti per prendere in carico tutti i potenziali pazienti, ma con l’aiuto di strumenti digitali e software “intelligenti” potrebbero certamente seguire un maggior numero di assistiti.