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Il valore dei nostri dati

Il valore dei nostri dati

Tutto ha un prezzo, anche i dati. È il principio alla base dell’iniziativa dell’imprenditore ed ex candidato democratico alla corsa per le presidenziali americane Andrew Yang. Il Data Dividend Project punta infatti a far pagare le grandi aziende digitali per la raccolta e l’uso a a fine commerciale delle informazioni degli utenti.

Il piano è quello di sensibilizzare e mobilitare almeno un milione di persone entro la fine dell’anno per far passare un preciso messaggio: i dati devono essere considerati come una proprietà personale, di conseguenza chi ne entra in possesso è tenuto a pagare una somma al proprietario. 

Un principio che si vorrebbe inserire anche all’interno della legge sulla privacy, entrata in vigore in California proprio all’inizio di quest’anno e che ha già introdotto alcune importanti novità. Dalla possibilità per l’utente di sapere quali sue informazioni sono state registrate, alla scelta legata alla loro eliminazione, fino al cosiddetto opt-out per quanto riguarda la vendita dei dati stessi.

Ma per gli animatori della campagna questo non è ancora sufficiente. Si vuole proprio scardinare il sistema che permette alle aziende americane di sfruttare a loro piacimento e gratuitamente le informazioni dei propri utenti. L’invito è quindi quello di aderire all’iniziativa per far sì che sia lo stesso Data Dividend Project a battersi in nome di chi crede in questo ideale.

Ci sono alcune eccezioni rispetto all’uso indiscriminato e gratuito dei dati. Un caso ha come protagonista Facebook, che ha deciso di pagare alcune persone per specifici progetti, come quello di Study app in cui si monitorano i comportamenti degli utenti online. Quello che manca è però una vera legislazione nazionale: le poche iniziative proposte in questa direzione sono state fatte naufragare dai membri del Congresso.