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Il primo brevetto attribuito a un'intelligenza artificiale
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Il primo brevetto attribuito a un'intelligenza artificiale

In Sudafrica, l’ente CIPC (Companies and Intellectual Property Commission) che assegna il controllo delle proprietà intellettuali, nel mese di luglio ha attribuito a DABUS la paternità del brevetto relativo a una nuova tipologia di contenitore per gli alimenti, caratterizzata dall’impiego di un inedito design modulare. Fin qui, nulla di strano, se non fosse che non si tratta né di un ingegnere né di una società, bensì di un’intelligenza artificiale.

L’acronimo, che per esteso si legge Device for Autonomous Bootstrapping of Unified Sentience, è stato scelto per battezzare quella che dal suo stesso ideatore è definita come una “macchina della creatività” evoluta, capace di elaborare ed escogitare una soluzione concreta applicabile a problemi reali, facendo leva sulle potenzialità di un’architettura formata da una moltitudine di reti neurali, in questo caso da destinare all’ambito industriale. La particolare forma dei recipienti, ispirata alla geometria frattale, fa sì che possano essere facilmente sollevati e movimentati da robot e automi. A concepirla non è stato un team di progettisti riuniti intorno a un tavolo, ma algoritmi.

La richiesta di assegnazione del brevetto è stata depositata già nel 2019, rimanendo per lungo tempo chiusa nei cassetti delle autorità competenti a livello globale. Tutte hanno risposto, prima o dopo, in modo negativo, incluse EPO (European Patent Office) e USPTO (United States Patent and Trademark Office), puntualizzando che una proprietà intellettuale non può essere attribuita a un’entità priva di capacità giuridica. Quanto accaduto in Sudafrica ha dunque costituito una prima assoluta al mondo, ma l’episodio non è destinato a restare isolato. In Australia, una corte federale si è espressa a favore della decisione, equiparando le invenzioni generate da un’IA a quelle che prendono vita dalla creatività e dal lavoro di un ideatore in carne e ossa.

La mente (organica) dietro al progetto DABUS è quella di Stephen Thaler, fondatore dell’Artificial Inventor Project e numero uno di Imagination Engines, quest’ultima al lavoro con l’obiettivo dichiarato di mettere un piede nell’era dell’informatica senziente.

Implicazioni tecniche e tecnologiche a parte, la vicenda costituisce un’ennesima testimonianza di quanto sia necessario affrontare il tema legato all’evoluzione delle intelligenze artificiali tenendo in considerazione la loro sempre più affinata capacità di simulare il nostro processo cognitivo e creativo, nonché l’impatto che ne deriva sulle attività tradizionalmente svolte dall’essere umano. Si è chiamati a farlo anche dal punto di vista legislativo, cercando come sempre di trovare il miglior equilibrio possibile tra la volontà di colmare un gap normativo e l’esigenza di non porre freno all’innovazione.

Cristiano Ghidotti