fbpx Le macchine Volanti! | Il nuovo computer più veloce al mondo è giapponese
Il nuovo computer più veloce al mondo è giapponese

Il nuovo computer più veloce al mondo è giapponese

A vederlo è un ammasso ordinato di cabine informatiche, collegate da un gomitolo di cavi ethernet ben disposti e da sensori verdi che pulsano e colorano un ambiente altrimenti asettico. Apparentemente nulla di speciale rispetto ad altri data center, eppure Fugaku, questo il suo nome, è il supercomputer più veloce al mondo nel calcolo ed elaborazione dati. È stato lui ad aggiudicarsi infatti il primo posto della cinquantacinquesima edizione di Top500, una classifica dei computer più potenti al mondo stilata due volte all’anno.

Come riportato da The Verge, Fugaku ha sede nella città di Kobe ed è stato sviluppato congiuntamente dalle aziende Riken e Fujitsu. Ad alimentarlo sono processori con una potenza di calcolo pari a 415,5 petaFLOP, un ordine di grandezza che corrisponde a dieci alla quindicesima operazioni al secondo. Si tratta di una capacità di elaborazione 2,8 volte maggiore rispetto a quella di Summit, il secondo supercomputer in classifica con quasi 200 petaFLOP, presentato dall’IBM nel 2018. Al terzo posto un altro supercomputer americano, Sierra da 94,6 petaFLOP, che ha sottratto l’ultimo gradino del podio al cinese Sunway TaihuLight (93 petaFLOP), messo a punto ormai nel 2016.

Oltre a scalzare Summit dalla vetta di Top500, Fugaku ha collezionato i primati anche di altri ranking importanti a livello internazionale, tra i quali Graph 500, HPL-AI e HPCG. Non era mai successo che uno stesso supercomputer dominasse tutte e quattro le classifiche, così come non accadeva da nove anni che un calcolatore giapponese riuscisse a piazzarsi al primo posto di Top500, solitamente dominata da sistemi cinesi (226 nell’ultimo ranking) e statunitensi (114). Complessivamente, i supercomputer americani dominano la classifica con 644 petaFLOP aggregati.

Fresco di medaglia d’oro, Fugaku entrerà in piena attività solo dal prossimo anno. Fino ad ora è stato impiegato sperimentalmente in progetti di ricerca relativi alla diagnosi di Covid-19, alla diffusione del virus e all’efficacia delle app di tracciamento dei contatti introdotte in Giappone.