fbpx Le macchine Volanti! | Il gigantesco problema della spazzatura spaziale
Il gigantesco problema della spazzatura spaziale

Il gigantesco problema della spazzatura spaziale

Il primo satellite artificiale della storia a essere mandato in orbita fu il famoso Sputnik 1, che decollò dal cosmodromo sovietico di Bajkonur il 4 ottobre 1957. Il suo lancio rappresentò l’atto primo di una corsa satellitare allo spazio che in poco più di sessant’anni ci ha portato ad affollare l’orbita terrestre con oltre 10mila satelliti, di cui circa l’80% non più in funzione. Satelliti “defunti”, quindi, che oltre a inquinare lo spazio orbitale intorno al nostro pianeta costituiscono un problema di sicurezza pubblica, visto che non di rado impattano tra loro col rischio di esplosioni e precipitazione di detriti sulla superficie terrestre.

Le compagnie che progettano satelliti devono oggi rispettare precisi standard di sicurezza per la navigazione nella trafficata orbita terrestre, ma il recente ingresso di operatori privati in questo settore potrebbe compromettere una situazione già di per sé complicata. Come scrive Quartz, tra il 2009 e il 2018 le agenzie spaziali private hanno messo in orbita 230 satelliti l’anno, ma si stima che nel prossimo decennio potrebbero diventare più di 1000. Secondo gli esperti, oltre che migliorare gli standard di sicurezza nella navigazione diventerà presto necessario cominciare a decongestionare la tratta orbitale rimuovendo i satelliti fuori uso.

L’operazione di recupero dei satelliti dallo spazio è però tutt’altro che facile. In alcuni casi, i veicoli spaziali sono semplicemente troppo lontani per poter essere riportati sulla Terra e dismessi definitivamente. Quando è invece possibile recuperarli, è necessario innanzitutto ridurne l’altezza e la velocità di orbita, ma bisogna anche svuotarne i serbatoi per evitare eventuali esplosioni. Molti dei satelliti recuperabili bruciano fino a incenerirsi man mano che attraversano l’atmosfera, in picchiata verso la superficie terrestre. Altri, di più grandi dimensioni, sono progettati per precipitare in aree della Terra isolate o appositamente destinate a diventare “cimiteri” per navicelle spaziali.