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Il fascino del vinile diventa sostenibile
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Il fascino del vinile diventa sostenibile

Lo scorso anno, negli Stati Uniti, le vendite dei vinili hanno sorpassato quelle dei CD in termini di fatturato, per la prima volta dalla fine degli anni ‘80. Il fascino della musica a 33 e 45 giri ha saputo riconquistare chi tempo fa è stato ammaliato dal digitale e chi, per ragioni anzitutto anagrafiche, non ha potuto goderne nei suoi decenni d’oro. Quando si tratta di un supporto fisico, il fenomeno va analizzato anche dal punto di vista della sostenibilità: qual è l’impatto generato dal ciclo produttivo?

Il materiale usato per la stampa, il polivinilcloruro (o PVC), non è propriamente eco-friendly. Il riciclo è possibile, ma non tanto semplice, quanto invece è per altre materie plastiche. La ragione è da ricercare nella presenza del cloro al suo interno. C’è chi si è posto il problema, attivandosi per cercare e trovare una soluzione.

33 e 45 giri eco-friendly: l’idea Ocean Vinyl
Dalle onde dello spettro audio a quelle delle profondità: Ocean Vinyl è un supporto discografico realizzato partendo dalla plastica recuperata dai fondali. Il primo a sperimentarne l’utilizzo è stato il cantautore inglese Nick Mulvey, con la pubblicazione del singolo In the Anthropocene del 2019. Ha partecipato all’iniziativa il birrificio britannico Sharp's Brewery e i proventi delle vendite sono stati devoluti all’associazione Surfers Against Sewage impegnata nella salvaguardia dell’ecosistema marino. A occuparsi della stampa la statunitense Tangible Formats, specializzata nella creazione di vinili personalizzati, dando vita a un’edizione limitata a un centinaio di copie.

Tra i rifiuti raccolti e lavorati per ospitare i solchi dei brani anche reti da pesca, lenze, involucri di caramelle e buste degli snack: spazzatura destinata all’ambiente naturale, e in grado di compromettere il delicato equilibrio di flora e fauna presente sott’acqua.

Occorre chiarire che non sarà semplice replicare l’approccio su larga scala, nonostante qualcuno ci stia provando. È il caso dell’etichetta indipendente londinese Ninja Tune, che nell’ottica di uno sviluppo sostenibile del proprio business, ha scelto tra le altre cose di incaricare della stampa dei propri vinili solo impianti collocati sul territorio europeo, dove le norme a proposito dei materiali da utilizzare e gli standard da rispettare sono più stringenti che altrove.

Il vinile, un bene da tramandare
Non possiamo a ogni modo equiparare l’impatto del materiale impiegato per la produzione di un vinile a quello derivante, ad esempio, dalla plastica destinata a involucri e packaging: un disco non si butta, si conserva e si tramanda di generazione in generazione. O almeno questa è la visione romantica che, fortunatamente, sembra essere condivisa da molti, collezionisti e non solo.

Cristiano Ghidotti