fbpx Le macchine Volanti! | Il diritto di riparare i dispositivi tech
Il diritto di riparare i dispositivi tech

Il diritto di riparare i dispositivi tech

Nelle ultime settimane, la proposta è stata rilanciata da Wired e dal New York Times: perché non approfittare del rallentamento globale della produzione industriale causato dalla pandemia di Coronavirus per recuperare la cultura della riparazione, magari introducendo nei diversi ordinamenti giuridici nazionali il diritto a riparare?

In un’era di obsolescenza pianificata e crescente complessità dei dispositivi tecnologici, l’ipotesi potrebbe suonare irrealizzabile, ma in realtà nel Green New Deal dell’Unione Europea, in discussione in queste settimane, è previsto proprio una sorta di “diritto a riparare” che obblighi i produttori a progettare dispositivi elettronici in modo che durino di più, possano essere più volte aggiornati e riparati, oltre che più facili da riciclare.

Anche fuori dall’Unione Europea l’idea del diritto a riparare è in circolazione da un po’ e sta guadagnando sempre più consenso presso l’opinione pubblica. Negli Stati Uniti, per esempio, The Repair Association è l’organizzazione che in anni recenti si è più impegnata per l’entrata in vigore di una legge federale sul diritto a riparare. Come? Attraverso la liberalizzazione delle informazioni relative ai prodotti coperti da copyright, la condivisione degli strumenti di manutenzione da parte delle case madri e l’introduzione di standard che facilitino il lavoro delle agenzie di riparazione.

I prodotti guasti o danneggiati sarebbero riparati localmente, con grande beneficio per l’ambiente, e piccole attività indipendenti di riparatori specializzati spunterebbero ovunque, creando nuovi posti di lavoro. Per non parlare poi dei vantaggi per le tasche dei consumatori in una società orientata alla riparazione di prodotti duraturi, anziché all’obbligata sostituzione di quelli progettati per diventare rapidamente obsoleti. Insomma, i presupposti non sembrano mancare e nemmeno i benefici, con il mercato che risulterebbe nel suo complesso più resistente agli shock di domanda e offerta.