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Il costo dell’energia pulita

Il costo dell’energia pulita

La strada verso la riduzione delle emissioni di carbonio grazie alle energie rinnovabili potrebbe avere più ostacoli del previsto. A sottolinearlo è un gruppo di scienziati che, in uno studio pubblicato su Science, ha spiegato le difficoltà legate all’utilizzo crescente di batterie, impianti fotovoltaici o turbine eoliche.

Su un punto sono tutti d’accordo: bisogna ridurre drasticamente e nel minor tempo possibile il rilascio di CO2 nell’atmosfera. Ma la questione di fondo è che, per realizzare tutte le tecnologie legate alle fonti rinnovabili, servirà un incremento notevole nell’estrazione di metalli e minerali, con ripercussioni non solamente sui diversi ecosistemi, ma anche sulla stabilità sociale delle zone dove si concentrano le attività estrattive.

Secondo le ultime stime della Banca Mondiale, la richiesta di cobalto schizzerà quasi del 600% entro il 2050, mentre quella di litio dovrebbe crescere di oltre il 900% nello stesso arco di tempo. Entrambi i metalli sono indispensabili per la realizzazione delle batterie elettriche il cui utilizzo è previsto in crescita esponenziale.

Vista l’insostenibilità di un trend del genere, gli esperti suggeriscono una serie di misure che portino a intese tra governi a livello internazionale sull’estrazione di questi minerali e puntino anche alla diversificazione del loro utilizzo, a una massimizzazione del loro riciclo e a un’attenzione massima a livello di impatto ambientale. Senza dimenticare il rispetto dei diritti di chi estrae questi materiali in prima persona.

Al di là della cornice normativa, si sta riflettendo anche sulle possibilità di trovare nuove fonti di approvvigionamento dei metalli. Una strada è quella delle riserve al di sotto dei fondali marini. Una soluzione che amplierebbe la quantità di cobalto a disposizione, al costo però di andare a intaccare un ecosistema già di suo molto delicato.