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Il 2021 sarà l'anno delle riparazioni in orbita
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Il 2021 sarà l'anno delle riparazioni in orbita

L’idea che i satelliti siano oggetti destinati all’usura nel tempo e alla dismissione una volta che finiscono di funzionare potrebbe essere presto ribaltata. Una prospettiva che interessa da vicino le agenzie spaziali e le aziende private, visti anche i costi da sostenere per lanciare una nuova sonda o un nuovo satellite nello spazio. Il 2021 potrebbe rappresentare la svolta sotto questo aspetto: nel corso dell’anno diverse aziende nel mondo delle attività spaziali hanno in programma delle missioni che spianeranno la strada alla riparazione o al rifornimento delle strumentazioni nel futuro.

Tra queste c’è la Maxar Technologies che in collaborazione con la Nasa invierà nello spazio una sonda per mostrare come possano avvenire operazioni di costruzione e assemblaggio grazie a un braccio robotico. Un passaggio determinante per aprire la strada a futuri lavori realizzati direttamente in orbita. La prospettiva è infatti di limitare il lancio di strumentazioni già complete e di spedirne soltanto delle parti che verranno poi messe insieme in un secondo momento. Un’altra possibilità è l’integrazione di nuove tecnologie con spedizioni che si susseguono nel tempo. 

Astroscale si vuole invece occupare della cosiddetta spazzatura spaziale, ossia di tutti quei satelliti non più utilizzati ma che rimangono comunque in orbita. La società punta a una missione per identificare e almeno spostare questi detriti in modo tale che non intralcino le altre strumentazioni ancora funzionanti. Per arrivare alla rimozione completa potrebbero invece servire ancora anni. Altra grande difficoltà emersa nel corso del tempo è il rifornimento in orbita. La OrbitFab sta lavorando proprio a una stazione con una fornitura di carburante da mettere al servizio delle navicelle nello spazio. Stando al progetto, i velivoli dovranno disporre di una sorta di apertura apposita che permetta l’aggancio e il trasferimento del carburante a bordo.