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Glossario: Hate Speech
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Glossario: Hate Speech

La legislazione definisce “hate speech” quell’insieme di comportamenti – verbali e non verbali – che incitano alla violenza o risultano discriminatori di un gruppo o di un singolo sulla base di principi etnico-razziali, politico-religiosi, di orientamento sessuale e così via. Nell’uso comune l’espressione hate speech fa riferimento a tutti quei comportamenti soprattutto verbali che siano violenti, minatori, poco rispettosi dell’altro e che creano un clima di ostilità e un ambiente più in generale poco favorevole alle minoranze, di qualsiasi tipo esse siano.

L’incitamento all’odio è un fenomeno molto più vecchio dell’esistenza di Internet, e questo non è l’unico ambito in cui si manifesta. Alcune espressioni che incitano all'odio non invadono infatti solo i social network ma spesso anche la radio o la televisione, strumenti di comunicazione alla portata di tutti. Proprio per questo motivo l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato nel 2019 un regolamento per il contrasto alle espressioni d’odio per monitorare e contrastare espressioni offensive, forme di discriminazione, diffusione di stereotipi oppure ancora generalizzazioni fuori contesto di singoli episodi di cronaca che ledono la dignità delle persone.

È con la rete, però, che l’hate speech è balzato alle cronache, diffondendosi come online hate speech. Le piattaforme di scambio di opinioni come i social media favoriscono infatti la deriva della discussione verso atteggiamenti discriminatori o violenti, anche solo verbalmente (il comportamento degli haters, un esempio su tutti). Molte persone, inoltre, sono erroneamente convinte che le piattaforme consentano qualche forma di anonimato, facendo cadere i freni inibitori. L’”effetto branco” fa il resto, fornendo una ulteriore leva per l’impiego di espressioni estreme.

Le piattaforme cercano di contrastare il fenomeno, spesso rispondendo a precise richieste di moderazione dall’alto dei contenuti nei casi più eclatanti. Al tempo stesso, rivendicando la loro natura di semplici abilitatori tecnologici, esse negano in linea generale di avere una vera e propria responsabilità editoriale, preferendo puntare sulle segnalazioni degli stessi utenti. Nonostante vi sia una crescente consapevolezza del fenomeno, il legislatore non ha ancora indicato in modo del tutto chiaro e uniforme i confini legali dell’hate speech. Questo non significa che esso rimanga impunito, ma che la legge faccia riferimento a principi più ampi in qualche caso di tutela costituzionale, come l’ordine pubblico, il comune senso del pudore, i diritti fondamentali dell’individuo. Insomma, la lotta contro l’hate speech rimane una strada in salita ma la consapevolezza del problema è già un buon inizio.

Bernardo Mannelli