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Glossario: Crowdfunding
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Glossario: Crowdfunding

Un finanziamento partecipativo, collettivo, che prevede per chiunque la possibilità di contribuire a un progetto dal punto di vista economico, con la prospettiva di un ritorno o, più semplicemente, per dimostrare in modo concreto il proprio sostegno. Questo è il crowdfunding, fonte di liquidità a cui si rivolgono in particolare startup, piccoli imprenditori e coloro che necessitano delle risorse utili allo sviluppo di un’iniziativa o di un prodotto. Un’alternativa ormai affermata e ben collaudata ai circuiti della finanza tradizionale.

Un progetto, mille finanziatori  
Il principio non è di per sé troppo dissimile a quello da sempre alla base delle raccolte fondi per le finalità più disparate. A giocare un ruolo fondamentale è però la tecnologia, in qualità di fattore abilitante, fungendo da megafono per far conoscere le proposte da supportare ai potenziali investitori.

A seconda delle modalità adottate e degli accordi stipulati tra le due parti, chi propone l'idea e chi la sostiene “dal basso”, si parla di reward crowdfunding se la prospettiva è quella di ottenere in cambio un prodotto o un servizio, di equity crowdfunding quando l'investimento dà diritto a una quota dell'impresa finanziata, di donation crowdfunding se non è previsto alcun ritorno e di lending crowdfunding se la cifra è destinata a un prestito che sarà poi restituito. Si tratta di dinamiche applicabili a pressoché qualsiasi iniziativa che necessiti di risorse, persino alle cause legali, laddove sussista, nell’eventualità di un verdetto positivo, l’opportunità di ottenere rimborsi o indennizzi da distribuire a chi ha messo mano al portafogli. In tal caso si parla di litigation crowdfunding.

La piattaforma che, più di ogni altra, ha calamitato l'attenzione e ottenuto popolarità, è senza dubbio Kickstarter, seguita da Indiegogo e da GoFundMe, quest'ultima concentrata in particolare sulle campagne di beneficenza e sui progetti di carattere personale. In Italia abbiamo casi di successo come TIMsostiene e Mamacrowd. Solitamente, ma non sempre, chi le gestisce applica una commissione a ogni transazione processata, generando così un utile, essenziale per mantenere operativa l'infrastruttura.

Il crowdfunding nella storia: dalla Statua della Libertà a Yes We Can  
Uno dei primi casi di crowdfunding documentati risale alla posa della Statua della Libertà, più in particolare ai lavori necessari alla realizzazione del piedistallo su cui poggia il simbolo di New York. Dopo averla ricevuta in dono dalla Francia, l’amministrazione locale si trovò nella condizione di dover realizzare il basamento da cui la statua ancora oggi domina Manhattan. Alla mancanza di fondi provvide nel 1882 il giornalista Joseph Pulitzer, chiamando all’appello i lettori del quotidiano The World e chiedendo loro un contributo: risposero in 160.000, per un ammontare complessivo pari a oltre 100.000 dollari, un gruzzolo niente male per l’epoca. Altri esempi, ancor più radicati nella storia antica, sono invece riferiti ai sistemi di microcredito adottati dalle comunità per il sostegno dei meno abbienti.

In tempi più vicini a noi, alla fine degli anni ‘90, la rock band britannica Marillion si è rivolta ai propri fan per affrontare le spese indispensabili all’organizzazione del tour nordamericano, ancor prima di dare il via alla vendita dei biglietti. Il management riuscì a racimolare online circa 39.000 sterline, non certo una cifra enorme, ma sufficiente a far scoccare la scintilla di una nuova forma di mecenatismo, condivisa e partecipativa. Ha fatto qualcosa di simile anche Barack Obama, in occasione della sua prima corsa alla Casa Bianca, chiedendo ai sostenitori, mediante il proprio sito, di contribuire alla campagna elettorale che lo ha poi visto uscire a testa alta dal confronto con John McCain. Yes We Can.

Cristiano Ghidotti