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Glossario: Cloud gaming
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Glossario: Cloud gaming

La console war, così come l’eterna lotta tra il mondo PC e quello delle piattaforme domestiche espressamente dedicate ai videogame, rischiano di essere destinate all’oblio in seguito all’avvento di una tecnologia che sposta tutto “sulla nuvola”, facendo leva sull’interazione con i server dei data center per le sessioni di gioco. C’è chi scommette sul cloud gaming, definendolo una necessaria e inevitabile rivoluzione del settore, una modalità di fruizione dei titoli ormai pronta a esprimere tutto il suo potenziale.

Il cloud gaming come nuova frontiera videoludica  
Le piattaforme di questo vivace settore permettono di giocare in streaming, delegando l’elaborazione del comparto grafico, di quello audio e dell’intelligenza artificiale, a schede video e processori collocati a centinaia se non a migliaia di chilometri di distanza; per ovvie ragioni, lo scambio avviene in tempo reale. L’utente osserva il gameplay sul proprio schermo e impartisce un comando tramite joypad, mouse, tastiera o altro controller. L’input viene poi trasmesso all’infrastruttura remota, che, a sua volta, lo acquisisce, lo interpreta e di conseguenza invia la risposta, percorrendo lo stesso tratto in direzione contraria.

Non è difficile immaginare per quale motivo sia necessaria una connessione veloce, ancor meglio se con una latenza infinitesimale, in quanto anche un ritardo di pochi millisecondi può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta in un match multiplayer. Coloro che gestiscono i più importanti servizi di cloud gaming hanno implementato algoritmi in grado di calibrare in modo dinamico la qualità del segnale da trasmettere, in funzione della banda disponibile e per far fronte ad anomalie o improvvisi rallentamenti. Un esempio concreto: con la fibra è possibile giocare senza problemi a risoluzione 1080p o addirittura in 4K, mentre, disponendo di una ADSL tradizionale, o se decine di dispositivi sono connessi in contemporanea al router di casa, il flusso video può essere limitato a 720p, così da non creare un collo di bottiglia.

La smaterializzazione dei giochi: su disco, in digitale, sulla nuvola
Solitamente l’accesso a queste piattaforme prevede un abbonamento mensile, a fronte del quale l’iscritto può fruire senza alcun limite di tutti i titoli presenti nel catalogo. Ci sono però servizi che scelgono di far pagare una quota per il solo utilizzo dell’infrastruttura, addebitando separatamente il costo dei singoli giochi, che rimarranno poi per sempre legati all’account, anche in seguito alla scadenza del periodo di sottoscrizione. Di fatto, anziché affrontare la spesa per comprare una console o un PC, si noleggia una macchina remota collocata nei data center. Con il cloud gaming si compie dunque un ulteriore passo in avanti rispetto a quanto già avvenuto con la graduale transizione dall’acquisto delle copie fisiche a quello delle loro controparti digitali, in download dagli store online.

La formula porta inevitabilmente con sé dei pro e dei contro. Partiamo dai vantaggi. Una volta in possesso di una connessione Internet adeguata, non c’è più bisogno di mettere mano al portafogli per un dispositivo dedicato, non servono costose schede video per ottenere il massimo in termini di risoluzione, di qualità delle texture, di framerate e di tempi di caricamento. Inoltre, lasciando che siano i server nei data center a occuparsi del carico di lavoro, la fruizione può avvenire da qualsiasi dispositivo: possiamo giocare a un titolo di primissima fascia dallo smartphone, anche se al suo interno CPU e GPU non ne reggerebbero l’esecuzione; e non ci sarà mai bisogno di alcun upgrade del comparto hardware.

C’è però anche l’altro lato della medaglia. Tra gli svantaggi, un qualsiasi problema riguardante la connettività, anche solo temporaneo, si traduce in un blackout immediato. Qualcuno ritiene poi un compromesso inaccettabile non poter disporre di una copia fisica da stringere tra le mani o delle action figure incluse nelle edizioni da collezione, da esporre orgogliosamente sullo scaffale. Insomma, la smaterializzazione dei giochi ha un prezzo che va oltre quello economico.

Cristiano Ghidotti