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Gli psichiatri non sono pronti all'intelligenza artificiale

Gli psichiatri non sono pronti all'intelligenza artificiale

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 15% della popolazione globale sperimenta qualche tipo di disturbo mentale nell’arco della vita. Di contro, molti paesi sono ancora carenti dei servizi basilari di sostegno psichiatrico: l’India, per esempio, conta oggi solo 9.000 psichiatri per una popolazione complessiva di oltre un miliardo e 300 milioni di persone. 

Fortunatamente, l’avanzamento tecnologico in questo settore procede a ritmo serrato e sempre più assistiti ricorrono a smartphone e sensori indossabili per monitorare in tempo reale indicatori di disagio mentale, come repentini cambiamenti d’umore o l’insorgenza dei sintomi della depressione. I dati raccolti in remoto diventano così terreno fertile per l’applicazione di tecnologie di machine learning che possono agire da supporto per gli specialisti.

Questi ultimi non sembrano però aver colto la portata rivoluzionaria dell’intelligenza artificiale applicata al loro settore: a dirlo è un gruppo di ricerca della Duke University School of Medicine, che ha condotto la prima ricerca a livello mondiale circa l’impatto degli algoritmi di machine learning sulla professione psichiatrica. 

L’83% degli psichiatri coinvolti nell’indagine ritiene infatti che le tecnologie di intelligenza artificiale non potranno mai fornire un’assistenza empatica quanto quella degli specialisti in carne e ossa. Una percentuale analoga è inoltre certa che l’intelligenza artificiale giocherà un ruolo importante nella gestione e nell’analisi dei dati sanitari, ma senza cambiamenti radicali per la professione psichiatrica (solo il 4% degli intervistati pensa che l’AI sostituirà completamente gli specialisti umani).

Secondo i ricercatori della Duke University che hanno condotto l’indagine, gli psichiatri starebbero sovrastimando le proprie competenze e al tempo stesso sottostimando il ritmo di avanzamento tecnologico dell’AI nel loro settore. Stando al recente report Empowering 8 Billion Minds del World Economic Forum, infatti, il business delle app per la diagnosi e il monitoraggio della salute mentale è in assoluto uno tra i più fecondi di tutto il mercato della sanità digitale. Si tratta di tecnologie che possono determinare grandi stravolgimenti nell’organizzazione dei servizi sanitari, ma a quanto pare gli psichiatri non sono ancora pronti.