fbpx Le macchine Volanti! | Gli ologrammi da toccare
Gli ologrammi da toccare
--

Gli ologrammi da toccare

Ora che i dispositivi per la realtà virtuale sono finalmente in grado di offrire un livello di immersione convincente nelle esperienze ricreate, dopo anni di promesse mantenute solo in parte, c’è chi pensa a come compiere un ulteriore passo in avanti. È il caso di un team di ricercatori della University of Glasgow, al lavoro per dar vita a quelli che possono essere definiti ologrammi da toccare, ottenuti mediante un sistema di feedback aptico (per stimolare il tatto) generato da un getto d’aria. È così che prende vita il dispositivo sperimentale chiamato Aerohaptics.

Un dispositivo per vedere e toccare ciò che non esiste
È formato da due componenti. La prima è destinata a mostrare oggetti e immagini in tre dimensioni, sfruttando il vecchio principio del Fantasma di Pepper, già in uso nel XIX secolo nei teatri della Londra vittoriana, per far comparire sul palco attori ed entità soprannaturali fisicamente collocati al di fuori del campo visivo del pubblico, posizionando in modo adeguato una lastra trasparente di vetro o plexiglas. Nel caso del concept in questione, il rendering dei modelli 3D è eseguito attraverso il motore Unity, parecchio diffuso in ambito gaming. La seconda parte è a sua volta costituita da un sensore che traccia in tempo reale il movimento della mano e delle dita, da un algoritmo che elabora le informazioni acquisite, e dall’ugello che infine direziona con precisione il soffio, colpendo la pelle in maniera selettiva e con la giusta pressione, restituendo così la sensazione di toccare qualcosa di reale.

Sono gli stessi responsabili a sottolineare come la tecnologia non sia destinata al mercato nel breve periodo, rimanendo al momento relegata allo status di concept, da evolvere ulteriormente e perfezionare. Insomma, difficilmente sperimenteremo a stretto giro esperienze simile a quella del ponte ologramma (holodeck) di Star Trek. I prossimi step sono però già stati decisi e pianificati: arrivare a poter modificare accuratamente la temperatura del getto d’aria, simulando dunque la percezione di una superficie fredda o calda, e implementare l’emissione di profumi, in modo da stimolare anche l’olfatto, oltre al tatto e alla vista.

In prospettiva, il sistema potrebbe trovare applicazione nei contesti più differenti: anzitutto per l’intrattenimento multimediale o videoludico, ma anche nell’healthcare, per le applicazioni della telemedicina. Altro merito dell’iniziativa è quello rappresentato dalla volontà di assemblare l’intero apparato partendo da componenti facilmente reperibili e a basso costo, rendendolo così potenzialmente accessibile a tutti.

Cristiano Ghidotti