fbpx Le macchine Volanti! | Elettriche sì, ma di seconda mano
Elettriche sì, ma di seconda mano

Elettriche sì, ma di seconda mano

Il futuro dei trasporti, si sa, è elettrico: le grandi case produttrici hanno lanciato negli ultimi anni i primi modelli, la cui domanda sta gradualmente crescendo a scapito delle automobili a benzina e diesel. La transizione elettrica potrebbe però essere più lenta del previsto, dal momento che l’acquisto di auto nuove rappresenta solo una parte minoritaria del mercato. Negli Stati Uniti, ad esempio, il 70% delle auto vendute lo scorso anno riguardava l’usato, quasi totalmente a benzina o diesel. Essendo così preponderante la compravendita di auto usate rispetto a quelle di nuova immatricolazione, è quindi urgente fare in modo che cresca il mercato delle auto elettriche di seconda mano.

A dirlo è Wired che in un recente articolo spiega nel dettaglio quali sarebbero i vantaggi di un mercato internazionale dei veicoli elettrici usati, per l’ambiente e per i singoli acquirenti. A inquinare di più sono le automobili usate con motore a scoppio, che con il loro prezzo contenuto si collocano in una fascia di mercato opposta a quella delle auto elettriche di nuova immatricolazione, costose nonostante gli ecoincentivi in caso di rottamazione di un vecchio veicolo. La commercializzazione delle auto elettriche nel mercato di seconda mano ne abbatterebbe i costi, rendendole accessibili anche a chi non è nelle condizioni di acquistare un modello nuovo, e al tempo stesso ne massimizzerebbe il ciclo di vita, tenendole sulla strada il più a lungo possibile.

Al contrario, il mercato di seconda mano di auto a benzina e soprattutto diesel dovrebbe essere progressivamente smantellato, impedendo che i mezzi radiati nei paesi più ricchi finiscano per continuare a inquinare in quelli più poveri, nei quali non esistono limitazioni alle emissioni. L’ultimo report dell’UN Environment Programme (Unep) calcola che quasi l’80% dei veicoli rottamati nei paesi ad alto reddito finisca all’estero, soprattutto in Africa (40%). Dal momento che il settore dei trasporti è responsabile da solo del 25% delle emissioni globali, ogni piano internazionale di riduzione delle emissioni non può prescindere dalla messa al bando di questi veicoli altamente inquinanti.