fbpx Le macchine Volanti! | Dove sono finiti i robot lavoratori?
Dove sono finiti i robot lavoratori?

Dove sono finiti i robot lavoratori?

L’emergenza mondiale legata al Coronavirus ha portato la società a rivedere molti dei concetti che prima dava per scontati. Uno di questi riguarda il mondo dell’occupazione. Negli ultimi anni è stato continuamente ripetuto il mantra legato al rischio che milioni di posti di lavoro possano essere sottratti a causa dei robot e dell’automazione. Una visione che in questa crisi potrebbe cambiare.

È il tema di una recente analisi di Wired: se davvero gli automi stanno prendendo il sopravvento, perché in queste settimane di lockdown generalizzato in tutto il mondo non stiamo vedendo una fiorire di robot che sostituiscono gli esseri umani, fermi per limitare il contagio? La risposta può suonare altrettanto banale. In realtà la sostituzione in massa di mansioni portate avanti dagli uomini è solo un mito. I robot possono sostituire una parte del lavoro, ma si è ancora molto distanti dalle previsioni che vedono la disoccupazione salire alle stelle a causa degli automi.

In particolare questi ultimi sono molto bravi quando si parla di azioni meccaniche e fortemente ripetitive. Ma anche le aziende che già possiedono un avanzato tasso di automazione non possono fare a meno di personale in carne e ossa in grado almeno di monitorare il lavoro delle macchine. Senza dimenticare tutti quei settori in cui sono importanti competenze specifiche o un approccio prettamente umano.

Lo stesso discorso vale per il mondo sanitario, che proprio in questo periodo storico soffre di un fortissimo sovraccarico dovuto al virus. Anche se potenzialmente potrebbe essere utile, non c’è stato alcun particolare supporto da parte dei robot (con l’eccezione di qualche sperimentazione in Cina). Un aspetto che ci fa capire come con ogni probabilità la medicina, non tanto la parte diagnostica quanto soprattutto quella legata alla cura diretta del paziente, molto difficilmente potrà essere delegata a dei robot.