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Davvero possiamo salvare la Terra piantando alberi?

Davvero possiamo salvare la Terra piantando alberi?

In un momento storico in cui si parla molto di salvaguardia dell’ambiente è tornata di moda l’idea di un massiccio programma di riforestazione, come strategia per diminuire le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Un piano preso in considerazione anche dagli USA prevederebbe di piantare ben un trilione (ossia mille miliardi) di alberi. Al di là della sua effettiva realizzabilità, il progetto può avere un impatto simbolico decisamente forte. Ma se invece si vanno ad analizzare le conseguenze effettive di una misura di questo genere, si capisce che l’efficacia a livello di riduzione dell’inquinamento è minima e anzi potrebbero paradossalmente anche esserci delle conseguenze negative.

Innanzitutto c’è il problema dei tempi. Per far crescere delle intere foreste e osservare i primi effetti benefici sull’ambiente bisognerebbe aspettare decenni. E comunque i risultati sarebbero limitati, visto che è stato stimato che per riassorbire le emissioni di un volo sarebbe necessario piantare quattro alberi per passeggero e aspettare 25 anni. Altro elemento pratico da non sottovalutare è dove realizzare una riforestazione così massiccia: per far crescere una tale quantità di alberi si dovrebbero occupare più delle metà delle terre che attualmente non sono ancora utilizzate per attività umane.

Ci sono poi dei paradossi ispirati anche dalle vicende di cronaca recenti. Gli incendi che hanno devastato l’Australia dimostrano che gli alberi possono addirittura trasformarsi in ulteriore causa di emissioni. Senza contare che quando un albero cade o muore rilascia nell’atmosfera anche la CO2 che aveva assorbito. Sfruttare le piante per eliminare una parte delle emissioni nell’atmosfera rimane così un’idea più suggestiva che utile, ma se si vuole comunque proseguire su questa strada è necessario studiare anche delle alternative come i materiali capaci di intrappolare al loro interno la CO2.