fbpx Le macchine Volanti! | Dagli scarti dei limoni arrivano i nutraceutici per prevenire diverse malattie
Dagli scarti dei limoni arrivano i nutraceutici per prevenire diverse malattie
--

Dagli scarti dei limoni arrivano i nutraceutici per prevenire diverse malattie

Il concetto che sta alla base della nutraceutica, termine dato dall’unione di “nutrizione” e “farmaceutica”, è che il cibo può essere anche medicina. Un principio già noto ai sumeri, ma che oggi si sviluppa e migliora con l’impiego delle nuove tecnologie. ENEA, in collaborazione con le aziende siciliane Navhetec e Agrumaria Corleone, ha messo a punto un brevetto in grado di trasformare gli scarti dei limoni in nutraceutici e integratori di primissimo piano. Il risultato di questa tecnologia, infatti, è di creare prodotti utili alla prevenzione di patologie importanti, come diabete, obesità, ipercolesterolemia e malattie cardio-vascolari.

Le proprietà del limone, in questo senso, sono note da tempo, ma l’innovazione di questo progetto sta nel creare prodotti nutraceutici a partire da scarti dell’agrume, che visto i suoi molteplici utilizzi sono quanto mai abbondanti. Ed è così che, grazie alla tecnologia della separazione su membrana, associata a fasi alternate di essiccamento e incapsulamento, si ottengono delle nano-vescicole. Minuscole sfere con all’interno i principi attivi a cui si devono le proprietà benefiche del limone, che includono anche quelle antinfiammatorie e antitumorali. Insomma, dallo scarto della spremitura dei limoni si ricavano piccole vescicole che prevengono alcune delle più gravi malattie, col vantaggio che la tecnologia si può applicare anche ad altri tipi di vegetali.

Paola Sangiorgio, ricercatrice di ENEA, chiosa: “Il brevetto, utile anche per la formulazione di cibi e bevande con proprietà nutraceutiche, si ispira al principio zero waste nei processi produttivi ed è in grado di rispondere sia a esigenze ambientali che economiche, legate da una parte all’abbattimento dei costi di smaltimento e dall’altra alla trasformazione degli scarti agroindustriali in bioprodotti ad alto valore aggiunto”.

Ora non resta che industrializzare il processo, fase che non dovrebbe presentare troppi problemi: il brevetto, infatti, garantisce tempi e costi di produzione ridotti rispetto a metodi più tradizionali di riutilizzo degli scarti.

Riccardo Meggiato