fbpx Le macchine Volanti! | Così la AI rivoluzionerà l’archeologia
Così la AI rivoluzionerà l’archeologia
--

Così la AI rivoluzionerà l’archeologia

Il lavoro dell’archeologo non è più soltanto associato alle spazzole e gli altri strumenti manuali per individuare anche i più piccoli reperti. L’attività si sta evolvendo e sta lasciando spazio all’ingresso della tecnologia e in particolare dell’intelligenza artificiale, la cui abilità principale è quella di eseguire compiti ripetitivi molto meglio e più rapidamente dell’uomo. Un esempio calzante è quello del professore Gino Caspari, impegnato nell’individuazione delle tombe della popolazione nomade degli Sciti che spargeva terrore per tutta l’Asia ormai tre millenni fa. Gli Sciti erano soliti tumulare le figure più importanti assieme alle ricchezze rubate agli altri popoli, all’interno di tombe la cui dimensione era ben visibile anche da un’immagine satellitare.

Un lavoro di ricerca mastodontico, visto che l’area da monitorare si estende lungo tutta la Russia fino alla provincia cinese dello Xinjiang, passando per la Mongolia. Così Caspari e un suo collaboratore hanno deciso di utilizzare una rete neurale capace di individuare in autonomia le tombe passando in rassegna migliaia di immagini satellitari. Una parte di queste sono state usate per addestrare l’algoritmo, le restanti per metterlo alla prova. I risultati sono stati ottimi visto che l’intelligenza artificiale è stata capace di individuare correttamente le tombe degli Sciti nel 98% dei casi.

L’AI si sta rivelando un’alleata indispensabile anche in un altro campo dell’archeologia. Gabriele Gattiglia e Francesca Anichini sono due studiosi italiani che si occupano di reperti romani, in particolare frammenti di ceramica. Un lavoro quasi del tutto incentrato sulla loro analisi rispetto all’effettivo reperimento sul campo. Ma anche in questo caso le reti neurali possono dare un grande contributo. Il progetto ArchAIDE sta portando infatti allo sviluppo di un algoritmo che permette di fotografare uno dei frammenti e di identificarlo grazie al confronto con l’enorme database di immagini di reperti creato dagli stessi archeologici.