fbpx Le macchine Volanti! | Come si ferma la spazzatura spaziale?
Come si ferma la spazzatura spaziale?

Come si ferma la spazzatura spaziale?

Una fitta rete di migliaia di satelliti che circonda la Terra può sembrare un’ottima notizia per quelle aree remote che faticano ad avere servizi di telecomunicazione di buon livello. Ma la crescita esponenziale dei dispositivi in orbita attorno al pianeta sta invece preoccupando il mondo dell’astrofisica: il timore è che possa essere fortemente condizionata l’osservazione dello spazio.

In questa battaglia per il cielo un ruolo fondamentale è giocato dall’imprenditore Elon Musk, che con la sua Starlink è impegnato in una massiccia campagna di lancio di satelliti, con l’obiettivo di portarne in orbita 12mila per eseguire un primo test per una rete internet spaziale entro la fine dell’anno. Senza contare che esistono altre aziende private nello stesso settore che lavorano in parallelo.

Il problema non è legato alla presenza dei satelliti, che ormai sono in orbita da 60 anni, ma alla quantità. Come fanno notare le associazioni che si battono per avere un cielo il più possibile sgombro da questi dispositivi, servirebbe una legislazione per la difesa dello spazio, visto che al momento si tratta essenzialmente di un territorio non regolato, se non da un Trattato del 1967 che poneva le basi di una forma di diritto aerospaziale.

Ma allora era una questione governativa, perché non si immaginava che i privati potessero creare un business nel settore spaziale. La Commissione federale per le comunicazioni Usa ha posto dei limiti per evitare un’altra problematica causata da un folta presenza di satelliti in orbita, ossia la creazione dei cosiddetti rifiuti spaziali, sempre più vicini a diventare un pericolo concreto. 

In una delle ultime apparizioni pubbliche prima della quarantena, lo stesso Musk aveva provato a rassicurare una platea di astronomi sul suo impegno per rendere i satelliti il meno ingombranti possibile. Ma una soluzione concreta non sembra ancora a portata di mano.