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Chip crunch: la crisi che colpisce tutti, dai device alle auto
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Chip crunch: la crisi che colpisce tutti, dai device alle auto

Volendo acquistare un prodotto che al suo interno racchiuda una qualche sorta di circuito integrato, in questo periodo, non è insolito trovarsi a dover fare i conti con qualche difficoltà. La responsabilità è da attribuire al fenomeno noto agli addetti ai lavori come chip crunch, una carenza nella disponibilità di alcune componenti chiave, che sta colpendo il mercato globale dei semiconduttori.

Cosa o chi lo ha innescato? Tutti noi, con il significativo incremento della domanda registrato lo scorso anno, dall'esplosione della pandemia in avanti. Chi si è trovato nella condizione di dover lavorare da casa in smart working ha acquistato un nuovo computer, le famiglie alle prese con la didattica online si sono viste costrette a organizzarsi di conseguenza, mettendo mano al portafogli, i ragazzi impossibilitati a uscire di casa hanno scelto le console videoludiche o nuovi device per l’intrattenimento, in modo da combattere la noia. Un effetto collaterale della crisi sanitaria, che continueremo ad avvertire anche in seguito alla tanto agognata fine dell’emergenza.

I big dell'industria concordano nell'affermare che ci vorranno anni prima di tornare a una situazione di normalità. Uno su tutti, il colosso sudcoreano Samsung, tra i più importanti produttori al mondo per volume di business.

Reazione a catena
Il boom delle richieste ha innescato una reazione a catena. L’effetto domino è andato a ripercuotersi anche al di fuori dei confini tracciati dal mercato dell'elettronica di consumo. Tra i settori che ne stanno risentendo in modo più pesante c'è quello delle quattro ruote. Alcuni automaker hanno rallentato le linee di produzione o posticipato il lancio di nuovi modelli, proprio in conseguenza all'interruzione nella fornitura dei chip, essenziali su veicoli come quelli moderni, in cui la tecnologia gioca un ruolo sempre più centrale.

Ora, la priorità per gli addetti ai lavori è quella di accelerare i tempi e recuperare il terreno perduto, anzitutto facendo fronte agli ordini già ricevuti, per poi tornare a soddisfare quelli futuri con tempistiche ragionevoli. Si potenziano così gli impianti di produzione, dislocandoli a livello globale e non più concentrandoli solo in alcuni territori come avvenuto in passato, in primis nella regione asiatica, dove il costo della manodopera è per ragioni ben note più contenuto.

Il chip crunch ha inoltre riportato in auge la discussione in merito alla cosiddetta sovranità tecnologica. In prima linea su questo fronte c’è l'Europa, con il desiderio manifestato in più occasioni di arrivare, per quanto possibile, a essere in futuro indipendente e autonoma, non più in balia di decisioni, pianificazioni o tensioni diplomatiche al di fuori del suo controllo, della sua volontà e della sua portata. Anche gli screzi tra Stati Uniti e Cina hanno pesato e stanno pesando sul protrarsi della crisi dei semiconduttori.

Cristiano Ghidotti