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Che cosa sono gli xenobot?

Che cosa sono gli xenobot?

Si chiamano “xenobot”, organismi sintetici costruiti in laboratorio combinando assieme tessuti organici e materiali artificiali, poi programmati dagli scienziati per eseguire alcune funzioni specifiche. Sono stati descritti per la prima volta a gennaio di quest’anno e, nonostante la pandemia di mezzo, hanno conosciuto notevoli sviluppi negli ultimi tempi. Secondo Wired saremmo ormai giunti al punto di poter programmare questi piccoli esseri “viventi” come fossero dei micro-computer utili ai nostri scopi. I minuscoli xenobot sanno già muoversi, ondeggiare e addirittura nuotare, possono interagire tra loro e in parte autocurarsi. Ma quale uso potremmo mai farne?

Un’applicazione di cui si discute da un po’ è quella che vede gli xenobot impiegati nella medicina di precisione. Se appositamente progettati, potrebbero essere iniettati nell’organismo umano per interventi chirurgici e farmacologici personalizzati. Ma gli ambiti di applicazione sono vasti, e riguardano ogni possibile settore di ricerca oggi interessato a ridisegnare e ottimizzare il funzionamento degli esseri viventi. Si parla al riguardo di “biologia sintetica”, una scienza ibrida che mescola nanotecnologie, bioingegneria e altre scienze della vita per creare organismi da zero e controllarne il comportamento.

Complice anche la pandemia di Covid-19, le ricerche in biologia sintetica hanno cominciato a ricevere sempre più attenzione e risorse. Si studiano vaccini mRNA, test diagnostici e farmaci retrovirali che contemplino l’impiego di nanotecnologie, ma anche cellule sintetiche programmate per suscitare nell’organismo umano una maggiore risposta immunitaria. In quest’ottica, i virus del futuro, anziché infettare le cellule sane, potrebbero essere “ingegnerizzati” a tavolino per combattere le malattie, o addirittura per interrompere e invertire l’invecchiamento cellulare. Con questi avanzamenti, la biologia sintetica promette grandi rivoluzioni. Sapremo controllarle?