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Caccia ai frammenti lunari
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Caccia ai frammenti lunari

La Luna non è tornata al centro dell’attenzione soltanto per il progetto Artemide, che punta a riportare l’essere umano sulla sua superficie entro pochi anni. Il satellite è anche oggetto dell’interesse di diverse missioni che puntano a collezionare frammenti da analizzare sulla Terra. Una circostanza che non si verificava da oltre 40 anni. Gli ultimi a farlo erano stati i russi nel 1976, che riportarono indietro appena 170 grammi. Prima di loro ci erano riusciti gli americani, che in una missione Apollo avevano recuperato un carico decisamente più massiccio: quasi 400 chilogrammi.

Da qualche giorno, la Cina è ufficialmente diventata la terza nazione a terminare la stessa impresa. La missione Chang’e 5 partita lo scorso 23 novembre ha già concluso il suo compito, rientrando sulla Terra con un carico di circa 4 chilogrammi. Questi frammenti di superficie sono stati raccolti nella zona conosciuta come Oceano delle Tempeste. Un’area ancora non esplorata e per certi aspetti piuttosto misteriosa: non a caso è stata scelta come target di questa missione. Lì si trova infatti una superficie costituita da lava lunare congelata, frutto dell’attività “recente” (intorno agli 1,2 miliardi di anni) di vulcani presenti sul satellite.

Solo l’analisi approfondita potrà fornire informazioni per capire da vicino la storia della Luna, sia dal punto di vista dell’origine sia per quanto riguarda il modo in cui è stata plasmata nel tempo dalle eruzioni. Anche la Nasa è attiva sotto questo punto di vista. L’Agenzia spaziale americana ha infatti selezionato recentemente tre diverse aziende che si dovranno occupare della raccolta di questi frammenti sulla superficie del satellite. La prima a partire dovrebbe essere la Lunar Outpost, che nel 2023 potrebbe affiancarsi alla missione lunare della Blue Origin.