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Biorobotica: attingere dal naturale per migliorare la tecnologia
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Biorobotica: attingere dal naturale per migliorare la tecnologia

Giorno dopo giorno procedono gli studi e le ricerche per rendere i robot sempre più efficaci nell’eseguire compiti specifici, cercando di riprodurre i meccanismi e le dinamiche del lavoro umano. Ma il funzionamento del corpo umano non è l’unico meritevole di attenzione: l’intelligenza della natura, in particolare di animali e vegetali e i principi che li regolano, sono frutto di milioni di anni di evoluzione, ottimizzazione e adattamento.

Per questo nasce la biorobotica, disciplina che si occupa di sviluppare macchine e dispositivi ispirati proprio alla natura attingendo alla robotica, alla bioingegneria e all’intelligenza artificiale.

L’Italia è un’eccellenza in questo ambito, a partire dal Centro di Micro-BioRobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera, in cui è stato ideata la prima pianta robot al mondo ispirata alle radici delle piante e in grado di esplorare autonomamente il terreno, crescendo in risposta a stimoli esterni.

Numerosi sono anche gli studi del mondo animale, che oggi, per esempio, attingono a quello dei volatili per creare droni più silenziosi, duraturi e in grado di risparmiare energia, interagendo in modo sempre più naturale con gli ambienti che esplorano.

Il programma GRIFFIN finanziato dall’Unione Europea nasce proprio con questo obiettivo: creare uccelli robotici con ali articolate progettate per risparmiare energia sfruttando le correnti del vento e artigli in grado di farli atterrare su superfici impervie e di afferrare qualsiasi tipo di oggetto. Il tutto pensato per interagire in modo diretto e agevole con gli operatori, silenziosamente, per risultare meno invadenti possibili e rispettosi dell’ambiente naturale in cui eseguono i loro voli.

Le applicazioni di questi volatili robotici sono diverse, tra cui: controllo del territorio, pulizia e monitoraggio dell’aria, interazione con le smart city. La potenzialità di questi strumenti risiede proprio nella loro capacità di movimento, esplorazione e percezione dell’ambiente circostante, anche agendo in ecosistemi non strutturati e in zone pericolose, dove l’uomo arriverebbe con fatica e correndo numerosi rischi.

Laura Fasano