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Arriva la chirurgia robotica

Arriva la chirurgia robotica

Dici chirurgia robotica e subito pensi al chirurgo umano che, comodamente seduto al cruscotto comandi in un angolo della sala operatoria, opera il paziente a distanza manovrando i bracci meccanici di un robot. Ma esistono anche altre forme innovative di incontro tra robotica e medicina: una su tutte, la microchirurgia roboassistita (in inglese, supermicrosurgery). 

Si tratta di una tecnica chirurgica ad altissima precisione, ancora limitata a pochi centri di ricerca, che a differenza della chirurgia robotica tradizionale fa operare il chirurgo direttamente a contatto con il paziente nel campo operatorio. Qui, grazie a un sistema robotico azionato a pedali e joystick a forma di forcipe e bisturi, il chirurgo può riuscire in alcune manovre che senza l’ausilio di questi strumenti non potrebbe mai eseguire. In sostanza, il robot agisce da vera e propria protesi migliorando e semplificando il gesto chirurgico.

I primi test della chirurgia roboassistita sono stati condotti da alcuni ricercatori dell’Università di Maastricht su donne affette da linfedema, un accumulo di liquido nei tessuti mammari che può essere correlato all’insorgenza del tumore al seno. Un gruppo sperimentale di pazienti è stato operato in microchirurgia roboassistita e un gruppo di controllo in chirurgia manuale tradizionale, senza differenze significative nella riuscita dell’intervento e nei tempi di guarigione delle ferita. I risultati dello studio, riportati di recente dalla MIT Technology Review, hanno però confermato la fattibilità e la sicurezza degli interventi in microchirurgia roboassistita.

Se con la chirurgia robotica tradizionale è possibile operare con un grado di precisione di un millimetro, la supermicrosurgery permette di andare al di sotto di questo limite soglia, intervenendo su vasi sanguigni e strutture cellulari fino a 0,3 millimetri di diametro. Anche dal punto di vista dei costi la microchirurgia roboassistita pare essere più accessibile rispetto i sistemi robotici tradizionali, già in uso da più di vent'anni e forse prossimi a segnare il passo.